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Cronaca

“Voglio chiudere la storia con una stretta di mano”

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Federico Sbrana torna sul caso che lo ha visto protagonista: “Capisco che il signore non volesse fare niente di male – spiega -, ma prima di avvicinarsi bisogna sempre parlare con l’adulto. Faccio un banale esempio: se mia figlia fosse stata intollerante al cioccolato? Cosa sarebbe successo? Un semplice gesto di gentilezza si sarebbe potuto trasformare in un grosso problema. Però purtroppo, anche per mancanza di formazione, spesso non siamo in grado di percepire le potenziali situazioni di pericolo”.

“Non ce l’ho con il pensionato che ha dato i cioccolatini alle mie figlie: grazie a questo caso sono stati puntati i riflettori sulla scarsa vigilanza nei giardini pubblici”.

Federico Sbrana, il padre che ha chiamato il 112 per un anziano che si era avvicinato alle bambine, prova a spiegare meglio il proprio punto di vista, anche alla luce delle dure reazioni registrate sui social network.

“Capisco che non volesse fare niente di male – spiega -, ma bisogna sempre prima parlare con l’adulto. Faccio un banale esempio: senza pensare subito al peggio, se mia figlia fosse stata intollerante al cioccolato, cosa sarebbe successo? Un semplice gesto di gentilezza si sarebbe potuto trasformare in un grosso problema. Però purtroppo, anche per mancanza di formazione, spesso non siamo in grado di percepire le potenziali situazioni di pericolo”.

Sbrana, una volta notato da lontano il gesto dell’uomo, ha attirato la sua attenzione (“non l’ho né offeso né insultato, ho solo urlato un semplice “ehi”): “La molla è scattata – continua – perché subito non ho nemmeno visto cosa stesse dando alle bambine. Quando l’ho raggiunto, gli ho spiegato la situazione e lui ha detto due parole e si è allontanato. Quindi ho chiamato il 112, non per creare allarmismi, ma per richiedere un monitoraggio che dovrebbe essere normale. Ho agito come bisognerebbe fare in questi casi. Non volevo dare addosso al signore, ci mancherebbe”.

Secondo Sbrana, infatti, i parchi pubblici sono obiettivi sensibili e tuttavia non vengono controllati a dovere: “Il mio comportamento – sottolinea – è stato tecnico, non mirato a rimproverare Tizio o Caio. Infatti ci tengo a precisare che nessuno è stato denunciato. Resta il fatto che i giardini richiedono costantemente attività di monitoraggio da parte delle forze dell’ordine. Constato spesso danneggiamenti, vedo cani che girano senza guinzaglio, cartacce e degrado. Il mio gesto è volto a chiedere una normale vigilanza, una presenza più incisiva degli agenti: per controllare una persona non è nemmeno necessario chiedere per forza i documenti, magari basta una chiacchierata “di contatto””.

Insomma si tratta di un discorso di prevenzione: “Purtroppo, ribadisco, non c’è formazione da questo punto di vista. Se un’anziana chiama i carabinieri perché un addetto dell’Enel suona alla sua porta, passa per diffidente. Se non lo fa e poi viene truffata da un malvivente: ecco, doveva chiamare i carabinieri”.

E allora cosa bisognerebbe fare? “Tenere determinati tipi di comportamento – risponde Sbrana -. Frequento spesso i giardini e so che ci sono diversi anziani che vengono anche solo per scambiare due parole. Sono il primo a ridere, parlare e scherzare con loro. E ovviamente non c’è nessun problema se hanno a che fare anche con i miei figli o gli offrono caramelle… non ce l’ho mica col nonnino! Ma è giusto che uno sconosciuto, prima di dare loro confidenza, faccia la conoscenza e rompa il ghiaccio con il genitore. E’ semplicemente il normale atteggiamento da adottare quando si ha a che fare con dei bambini, io non mi permetterei mai di avvicinarli all’insaputa del padre o della madre”.

Federico Sbrana vorrebbe quindi chiudere la storia incontrando il pensionato, che in fondo lo ha aiutato a lanciare dei messaggi sulla tutela dei minori e sulla sicurezza intesa come compartecipazione, una sicurezza che necessariamente parte dalla segnalazione da parte del cittadino delle potenziali situazioni di pericolo: “Anche tramite il giornale – è il suo appello -, mi piacerebbe concordare un incontro, magari proprio ai giardini Alpini d’Italia, con questo signore. Per chiudere la storia nel migliore dei modi, con una stretta di mano”.

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