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Al Villaggio Lamarmora parlano strano

Le sigarette sono rimaste le tumalì, così come i bambini si chiamano ciavorì. Tutte cose che difficilmente i caggiò (chi non è del Villaggio) possono capire, ma che i romio (le persone che si considerano “villaggesi” doc) comprendono - ed evidentemente scrivono - ancora benissimo...

Le sigarette sono rimaste le tumalì, così come i bambini si chiamano ciavorì. Tutte cose che difficilmente i caggiò (chi non è del Villaggio) possono capire, ma che i romio (le persone che si considerano “villaggesi” doc) comprendono – ed evidentemente scrivono – ancora benissimo…

L’ennesimo atto di vandalismo ai danni di una fermata dell’autobus nascondeva un insulto alle forze dell’ordine. Ma possono capirlo solo al Villaggio Lamarmora, dove sono comparse le scritte con lo spray incriminate. A chiederci spiegazioni sulla frase in questione è stato un lettore incuriosito.

Il significato di “W il Villaggio” è abbastanza chiaro, così come quello delle due parole più in basso. A suscitare perplessità era “abbasso pagna”. Con chi ce l’aveva l’anonimo writer? E’ bastato ripassare un po’ i termini più utilizzati nello slang di alcune famiglie del quartiere per riuscire a tradurre. Pagnalè è l’equivalente del dispregiativo “sbirri”. In questo caso la parola sembra essere incompleta. Forse il lavoro è stato lasciato a metà oppure si tratta di un’abbreviazione.

Al di là dell’offesa alle forze dell’ordine, fa sorridere l’idea che a distanza di generazioni sopravvivano ancora diversi vocaboli introdotti da alcune famiglie di emigrati che ormai da decenni vivono nel quartiere biellese. E sarebbe interessante approfondire questo microcosmo linguistico cittadino. Sì, perché ad esempio per molti le sigarette sono rimaste le tumalì, così come i bambini si chiamano ciavorì.

Tutte cose che difficilmente i caggiò (chi non è del Villaggio) possono capire, ma che i romio (le persone che si considerano “villaggesi” doc) comprendono – ed evidentemente scrivono – ancora benissimo…

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