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Vaccini, eurodeputato Panza: «L’Europa ha dimostrato ancora una volta tutti i suoi limiti»

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Intervista all’eurodeputato Alessandro Panza del Gruppo Identità & Democrazia su campagna di immunizzazione e piani di rilancio economico.

«Se il coordinamento dell’Europa funziona, bene. Se non funziona bisogna organizzarsi diversamente». Questo in sintesi il pensiero dell’europarlamentare Alessandro Panza del Gruppo Identità & Democrazia sulla situazione vaccinale.

Ci spiega come si è mossa l’Unione europea?

«La Commissione e gli Stati membri hanno adottato un approccio comune a livello europeo per garantire l’approvvigionamento e agevolare la distribuzione dei vaccini, concludendo accordi di acquisto con i singoli produttori a nome di tutti gli Stati. Per accelerarne la produzione l’Unione europea ha finanziando una parte dei costi iniziali sostenuti dalle case farmaceutiche per 2,7 miliardi di euro. Questi finanziamenti sono in pratica un acconto sull’acquisto dei vaccini. A oggi i vaccini autorizzati acquistati dall’Ue sono il BioNtech-Pfizer, il Moderna, Astrazeneca e dall’11 marzo scorso anche Johnson & Johnson. Sono stati conclusi altri due contratti che consentiranno l’acquisto dei vaccini Sanofi-GSK e CureVac, una volta che si siano dimostrati sicuri ed efficaci. Sullo Sputnik invece tutto tace, somministrato in 39 Paesi, dopo tre mesi si è ancora in attesa del responso dell’Ema, in cui confidiamo per una rapida conclusione dei test clinici».

Quali sono state le criticità secondo lei?

«Non vogliamo certamente immolarci sull’altare della solidarietà europea e neanche essere vittime di una politica ottusa durante un’emergenza pandemica… Se il nodo per la soluzione del problema è la distribuzione di sufficienti quantità di vaccini bisogna agire in tal senso senza indugi. Posto che in Italia stiamo ancora pagando le decisioni e l’immobilismo del governo Conte II, che tra Primule e protagonismi ha perso tempo e speso denaro inefficacemente, certamente il tempo perso dall’Ue per negoziare i prezzi dei vaccini con l’intento di risparmiare somme tutto sommato ininfluenti per i bilanci nazionali non si sono dimostrati una gran strategia, così come la stipula dei contratti poco oculata, vedi Astrazeneca, che ha rivelato tutta la fallacità dell’“accordo comune” quando i ritardi sulle consegne hanno iniziato a incidere sulla campagna vaccinale».

 

Cosa bisogna fare quindi? E quali sono le priorità per il nostro Paese?

«Bisogna quindi intervenire per ampliare il più possibile le possibilità di vaccinazione e raggiungere la tanto sospirata soglia di immunità. Per quanto riguarda la politica nazionale invece la Lega al Governo è una garanzia per il Paese, indispensabile in un momento delicato come questo. Perché non dimentichiamo l’altra missione importantissima dell’Unione europea nonché grande sfida per il nostro Paese: nei prossimi mesi bisognerà valutare per l’investimento oculato dei fondi del Next Generation Ue che rappresentano un’opportunità per coniugare crescita e sostenibilità, ma potrebbero anche diventare il peggior incubo per le prossime generazioni future. Sarà con enorme responsabilità che dovremo affrontare questo tema per il bene del Paese e dei nostri figli».

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