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Cristian Fiorelli affronterà una maratona di 30 ore sulla montagne degli Usa

Un'impresa durissima

Cristian Fiorelli affronterà una maratona di 30 ore sulla montagne degli Usa.

L’impresa sportiva

Parteciperà ad una delle ultra maratone più antiche e difficili al mondo, la Leadville 100 Trail-Race Across the Sky, gareggiando in Colorado per 30 ore senza sosta e ad altitudini comprese tra i 2.700 e i 3.700 metri. Si tratta di Christian Fiorelli, nato e cresciuto a Biella, 38 anni dei quali 7-8 da ultra runner, da qualche anno vive negli Stati Uniti dove si è trasferito per lavoro e dove sta portando avanti la sua grande passione per le lunghe distanze. «Ho iniziato a sognare di partecipare a questa gara dopo aver letto il libro ‘Born to run’ di Christopher McDougall, che in un capitolo descrive proprio questa competizione e ho immediatamente deciso che doveva essere la mia prossima sfida – spiega entusiasta il runner biellese – E’ considerata tra le gare di ultra trail più massacranti al mondo per via dell’altitudine combinata al dislivello accumulato. Si tratta di un percorso di 160 chilometri tra le Montagne Rocciose che si corre dagli anni ‘70 e che ha visto solo pochissimi italiani finirlo, cinque in totale in tutta la storia della corsa. La partenza e’ a Leadville, in Colorado.

Il percorso di gara

La gara si svolge in gran parte su strade forestali e sentieri di montagna, il punto più basso è a quota 2.900 metri mentre il punto più alto è la cima Hope Pass a 3.842 metri. E’ facile capire che a quelle altitudini l’ossigeno e’ ridotto fino al 30% e con un tempo massimo di 30 ore diventa una sfida davvero al limite. Il mio obiettivo personale è comunque quello di concluderla sotto le 24 ore». Ma quando è iniziata la sua passione per la corsa in mezzo alla natura? «Ho sempre avuto interesse per la montagna fin da bambino – continua – A 25 anni, dopo un’iniziale carriera calcistica, ho deciso di smettere definitivamente con il pallone e provare con il running. Inizialmente era solo un hobby ma poi ho provato ad iscrivermi alle gare su strada sulle corte distanze, dai 5 ai 10 chilometri, e così nel giro di pochi anni sono arrivato a correre la distanza regina, la maratona. Fin’ora ne ho corse 10, di cui tre volte quella di New York. Nel 2013 però ho partecipato alla mia prima corsa in montagna, la Sordevolo – rifugio Coda e ho capito fin da subito che era amore vero».

Una sfida continua

Da qui il desiderio di continuare ad inseguire il connubio tra sport e immersione nella natura e di mettersi in gioco con le ultra distanze. «Dopo essermi avvicinato alla corsa in montagna inizialmente ho partecipato a diverse gare sulla media distanza, ma sentivo che la mia vera forza poteva essere l’endurance più dello sprint, cioè tutto ciò che supera la distanza di una maratona, ovvero i 42 chilometri e, a seconda del dislivello accumulato, anche le 24 o più ore no stop di corsa – continua il 38enne biellese – Quello che caratterizza le ultra maratone è la componente mentale e la capacità di ogni runner di spingere oltre i propri limiti, anche quando le gambe e il corpo chiedono alla testa di fermarsi. Un ottimo allenamento è chiaramente una base di partenza essenziale, io corro 5-6 volte alla settimana e quando mi alleno per una gara sono arrivato anche a correre 150 chilometri alla settimana nei 2-3 mesi precedenti alla gara». E anche oggi il suo allenamento continua a pieno ritmo, in previsione del fondamentale traguardo in calendario per agosto.

Le gare già effettuate

«Fino ad ora ho corso una quindicina di ultra maratone con distanze comprese tra i 50 chilometri e le 80 miglia. La Leadville Trail 100 sarà il mio esordio personale sulla distanza delle 100 miglia, che viene considerata la distanza regina delle ultra – conclude Fiorelli – La gara si svolgerà il 18 agosto. Andrò con mia moglie, mio papà e con alcuni amici. In questa corsa infatti è consentito avere una “crew” da incontrare in punti prestabiliti del percorso per l’assistenza con cibo, liquidi e materiali e soprattutto come supporto morale, e da metà gara in poi si può avere anche un “pacer”, cioè un runner che accompagna chi sta gareggiando per aiutarlo a mantenere il ritmo corretto nella parte di corsa notturna quando la stanchezza inizierà a farsi sentire. Il mio pacer sarà mio papà, dato che anche lui da qualche anno si è appassionato alla corsa in montagna e da tempo stiamo cercando di correre una gara insieme. Questa sarà la prima».

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