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Viaggio a Medjugorie

Ho percorso in silenzio una salita fatta di pietre levigate da milioni di passi, abbracciate da una terra rossa intrisa delle preghiere, delle speranze, della sofferenza e della speranza di milioni di uomini e donne.

Ho percorso in silenzio una salita fatta di pietre levigate da milioni di passi, abbracciate da una terra rossa intrisa delle preghiere, delle speranze, della sofferenza e della speranza di milioni di uomini e donne.

Ho percorso in silenzio una salita fatta di pietre levigate da milioni di passi, abbracciate da una terra rossa intrisa delle preghiere, delle speranze, della sofferenza e della speranza di milioni di uomini e donne.

Ho percorso una salita come quella che tutti i giorni molti di noi percorrono, ma l’ho fatto per cercare sollievo all’inquietudine dell’anima, alla perdita di tante certezze su me stesso e sul mio mondo.

Ho camminato sino a giungere a Lei, alla statua della Madonna di Medjugorie apparsa per la prima volta a dei ragazzini nel 1981.

Da quel giorno un piccolo e povero paese della Bosnia è diventato un punto di arrivo per tante persone che hanno affrontato viaggi lunghissimi per poter chiedere una grazia per se stessi o ancor più spesso per i loro cari.
Sono andato a Medjugorie come tanti e come tanti mi sono portato dietro il carico delle mie domande, dei miei dubbi, delle mie risposte insolute.

Io non so come si manifesta la nostra Madonnina, so che lì ho riabbracciato un amico caro che ha deciso di intraprendere il percorso sacerdotale e so che quell’abbraccio ancora oggi mi stringe l’anima come se mai ne avessi ricevuto uno così vicino alla comprensione delle mie paure più profonde.

Quell’abbraccio mi manca ogni giorno, mi manca quell’aria di speranza che avvolge le persone, quella chiesa così luminosa e colma di canti.

Dopo questo viaggio ho deciso di non pormi più domande, di non giudicare più gli uomini nei loro errori, anche se vestono gli abiti dei servi di Dio.

Dopo questo viaggio ho scoperto che siamo infinitamente fragili e dopotutto soli nei nostri percorsi di vita se non abbiamo fede in qualcuno e qualcosa di più grande che ci abbraccia nonostante tutti i difetti che allontanano da noi i nostri simili.

Tornando mi sono reso conto di quanto la vita quotidiana sia lontana dalla ricerca della pace interiore, dal nostro essere più intimo.

Ho ripensato a tanti momenti della mia vita e mi sono reso conto che puoi camminare pensando d’essere circondato da decine d’amici ma poi… poi ti ritrovi solo e quell’abbraccio che sa d’una vita intera non arriva per caso, quella carezza che sfiora l’anima non è una certezza.

Questo viaggio mi ha lasciato dentro tante, tante domande su quale amore ho cercato  nella mia vita e credo che molto presto tornerò a Medjugorie, nel silenzio delle sue pietre a cercare altre risposte.

Alberto Scicolone

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