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Una notizia di cattivo gusto

Provo una certa difficoltà a scrivere questo pezzo, perché nasce da un disagio personale, perché coinvolge i sentimenti e il modo nel quale si fa informazione. Mercoledì scorso, vedendo lo “strillone” fuori dall’edicola e, poi, aprendo questo giornale, sono rimasto molto turbato: la notizia che una donna molto conosciuta, Milaydys Mesa Solis, colpita da aneurisma il sabato precedente e data ormai per clinicamente morta, potesse, miracolosamente, riprendersi, l’ho trovata di cattivo gusto.

Provo una certa difficoltà a scrivere questo pezzo, perché nasce da un disagio personale, perché coinvolge i sentimenti e il modo nel quale si fa informazione. Mercoledì scorso, vedendo lo “strillone” fuori dall’edicola e, poi, aprendo questo giornale, sono rimasto molto turbato: la notizia che una donna molto conosciuta, Milaydys Mesa Solis, colpita da aneurisma il sabato precedente e data ormai per clinicamente morta, potesse, miracolosamente, riprendersi, l’ho trovata di cattivo gusto.

Provo una certa difficoltà a scrivere questo pezzo, perché nasce da un disagio personale, perché coinvolge i sentimenti e il modo nel quale si fa informazione. Mercoledì scorso, vedendo lo “strillone” fuori dall’edicola e, poi, aprendo questo giornale, sono rimasto molto turbato: la notizia che una donna molto conosciuta, Milaydys Mesa Solis, colpita da aneurisma il sabato precedente e data ormai per clinicamente morta, potesse, miracolosamente, riprendersi (come scriveva questa testata in base alle dichiarazioni del responsabile della struttura sanitaria che l’aveva in cura), l’ho trovata di cattivo gusto. Probabilmente, c’è stata buona fede nell’affidarsi al parere di quel solo referente.

O, forse, la necessità di non perdere la speranza o, più prosaicamente, la volontà di attirare lettori. In tutte queste possibili interpetazioni, io non avrei “sparato” la notizia in prima, non ci avrei dedicato la locandina e, soprattutto, sarei stato molto più “sobrio” nell’affidarsi a quell’unica voce, che poteva dare una speranza, ma che in poche ore è, definitivamente, svanita. Ma, io, faccio un altro lavoro.

Scrivo su queste colonne, come ho scritto altrove, per esprimere un punto di vista, per provare a dare una lettura dei fatti, degli eventi e, anche, per dare sfogo ai sentimenti da una particolare angolazione che, ovviamente, parte da me.

Per questo, mi sento libero di scrivere queste righe, così come avrei fatto – e ho fatto – quando l’ormai numerosa informazione locale è stata reticente nel trattare una “morte bianca”, perché avvenuta nella ditta di un importante uomo dell’imprenditoria locale. Oppure, quando è stata evasiva nel trattare le magnifiche “sorti e progressive” dell’ex industria automobilistica nazionale, omettendo i licenziamenti, le cassaintegrazioni, le espulsioni di sindacalisti dalle fabbriche.

Per non parlare di come vengono trattati i suicidi, che questo giornale – unico trai tanti – ha avuto il coraggio di guardare in faccia, raccontando i dolori e analizzando alcune delle peggiori malattie del nostro tempo, che sono la depressione e la solitudine, e che – come ci dimostra anche la recente tragica fine di Robin Williams – colpisce senza distinzione di censo o status. Trattare i suicidi come “paria”, che non hanno nemmeno la dignità di venire nominati, e che – in un’operazione tutta ideologica – vengono consegnati alla “dannazione divina” (e, con loro, i loro cari), voi come lo classifichereste?

Ma potremmo continuare: dalle riviste di gossip che in questi giorni sotto gli ombrelloni d’Italia stanno “regalando” libercoli omofobi e razzisti, sino a come, tutti i giorni, vediamo dai  telegiornali  “celebrare” il verbo del “sovrano” di turno. Ma, forse, sbaglio io, nel giudicare questa o quella notizia, a scrivere quello che scrivo, a permettermi di raccontare retroscena e fornire chiavi interpretative di un campo che ho frequentato a lungo come la politica.

Purtroppo, però, non ce la faccio a dire che “nulla importa”;  non mi rassegno a pensare che i giornali, come invece sosteneva un grande giornalista quale Luigi Pintor,  dopo mezzogiorno, sono solo buoni per incartarci il pesce.

Roberto Pietrobon
www.alasinistra.org

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