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Un vero amico sulla mia tomba

Sono quei giorni di un autunno opaco, la foschia veste l’ossigeno dell’aria come un leggero velo e tutto appare più fragile, aleatorio. Sono i giorni dedicati ai nostri cari andati e cammini in mezzo a tutti quei fiori come se in fondo la primavera fosse alle porte, come se non fosse l’inverno ad essere in ritardo sui ricordi.

Sono quei giorni di un autunno opaco, la foschia veste l’ossigeno dell’aria come un leggero velo e tutto appare più fragile, aleatorio. Sono i giorni dedicati ai nostri cari andati e cammini in mezzo a tutti quei fiori come se in fondo la primavera fosse alle porte, come se non fosse l’inverno ad essere in ritardo sui ricordi.

Sono quei giorni di un autunno opaco, la foschia veste l’ossigeno dell’aria come un leggero velo e tutto appare più fragile, aleatorio. Sono i giorni dedicati ai nostri cari andati e cammini in mezzo a tutti quei fiori come se in fondo la primavera fosse alle porte, come se non fosse l’inverno ad essere in ritardo sui ricordi.

Da un angolo di un mio pensiero di vivente ti ho visto entrare, ti ho riconosciuto amico mio sincero. La tua camminata un po’ azzardata sulla strada degli uomini, la tua ansia, il tuo cercar di me guardandoti intorno spaesato, tra tante persone sole, in silenzio e gruppetti di altre prese a chiaccherare di un qualcosa del tutto sconosciuto al ricordo del loro caro. Tu non ti sei mai ricordato delle date importanti, perché la tua amicizia non aveva tempo. Però…quanti Natali insieme, quanti compleanni passati a dividerci la torta con tutti gli altri anche se tu eri l’eterno fanciullo che smuoveva il mondo per una fetta in più e l’essere più caro nel restarmi accanto anche quando non c’era spazio per la torta nella vita.

Ti ho osservato divertito per vedere come avresti fatto a trovarmi, con quella tua ostinata voglia di fottertene delle regole, delle leggi umane, con quella tua ostinata voglia di trovare me al di là di ogni singolo sassolino di ghiaia che ti faceva male ai piedi meno di tanti sguardi ipocriti.

Alla fine mi hai trovato e nemmeno io capirò mai come hai fatto… quanto mi ha dato gioia vederti a mio fianco in quei pensieri di un vivente che immagina un giorno che arriverà per logica. In piedi con lo sguardo perso mentre i minuti passavano, cambiavano i fiori, le persone, le preghiere. In piedi stanco dopo ore d’attesa di un mio silenzio. Ti sei seduto per terra nonostante che qualcuno passasse e ti sorridesse mentre altri occhi riuscivano a regalarti disprezzo in quel luogo dove nessuno di noi dovrebbe sentirsi diverso.

Alla fine ho sentito quella voce avvicinarsi a te con lo stesso peso d’animo dei fiori finti e dire: è una vergogna che quello possa entrare al cimitero, non c’è rispetto per i morti.

Amico mio , solo chi ama davvero riconosce l’amore e gli uomini spesso amano per convenienza e ricordano per tradizione.

Son tornato vivente e ho detto alla signora: che fastidio le da, non vede quanto amore nei suoi occhi?.

La signora con aria indifferente m’ha risposto: e se fa la pipì nel cimitero?

Signora mia le ho detto io: il giorno che sarò qui e non potrò parlare preferirò mille volte la pisciatina del mio amico cane che non le preghiere di chi in vita mi ha magari pure fatto male.

E ricordate questa frase che spero un giorno sia fuori da tutti i cimiteri: impedire a un cane di entrare laddove giace colui a cui ha dato amore, è come impedire al sangue di arrivare al cuore.

Alberto Scicolone

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