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Susta nel Pd, a tutto c’è un limite

Susta ritorna nel Pd con la motivazione che il Partito di Renzi non e’ quello di Bersani, cosa vera anche se è stato proprio il Pd di Renzi ad aderire al Partito del Socialismo europeo; una prospettiva che Susta aveva sempre avversato e che era stata alla base della decisione di abbandonare il Pd.

Ancoraggio al socialismo europeo e fisionomia troppo di sinistra del partito sono state le ragioni della rottura. Assai singolari per un uomo politico che proviene dalla tradizione del cattolicesimo democratico, ma tant’e’.  Motivi di dissenso che peraltro negli anni passati non gli hanno impedito di assumere incarichi politici e istituzionali di primo piano, per esempio di candidarsi alla Segreteria regionale e di essere eletto nel Parlamento europeo salvo poi abbandonare il Pd, passando senza soluzione di continuità dallo scranno di Strasburgo a quello di Palazzo Madama.

Sia chiaro: nel momento in cui e’ irreversibile il fallimento del progetto politico in cui ha orgogliosamente creduto, Susta e libero di fare le scelte che ritiene giuste. Ma chi, prima abbandona polemicamente il Pd e poi decide di ritornarci, dovrebbe esimersi dall’impartire lezioni di coerenza. Il Pd Nazionale invece se vuole essere credibile non dovrebbe giudicare la trasmigrazione da un partito all’altro, a seconda delle convenienze:  un esempio di cattiva politica o, al contrario, una scelta dettata da un grande afflato ideale. Perché a tutto c’e un limite.

Wilmer Ronzani

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