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Su chi svolazza il corvo di Biella?

Qualche anno fa, credo alla vigilia di una campagna elettorale, i salotti e le sale d'aspetto biellesi (allora c'erano entrambi) furono elettrizzati da un libello anonimo che metteva in piazza i presunti vizi privati di alcuni maggiorenti cittadini, della politica e d'altro.  Amorazzi, malversazioni, velenosi chiacchiericci che sembravano più lo sfogo bilioso di uno a cui avevano sottratto la merenda, piuttosto che il frutto putrido di una strategia del veleno per intossicare qualcuno e toglierlo di mezzo.

Qualche anno fa, credo alla vigilia di una campagna elettorale, i salotti e le sale d’aspetto biellesi (allora c’erano entrambi) furono elettrizzati da un libello anonimo che metteva in piazza i presunti vizi privati di alcuni maggiorenti cittadini, della politica e d’altro.  Amorazzi, malversazioni, velenosi chiacchiericci che sembravano più lo sfogo bilioso di uno a cui avevano sottratto la merenda, piuttosto che il frutto putrido di una strategia del veleno per intossicare qualcuno e toglierlo di mezzo.

Qualche anno fa, credo alla vigilia di una campagna elettorale, i salotti e le sale d’aspetto biellesi (allora c’erano entrambi) furono elettrizzati da un libello anonimo che metteva in piazza i presunti vizi privati di alcuni maggiorenti cittadini, della politica e d’altro.  Amorazzi, malversazioni, velenosi chiacchiericci che sembravano più lo sfogo bilioso di uno a cui avevano sottratto la merenda, piuttosto che il frutto putrido di una strategia del veleno per intossicare qualcuno e toglierlo di mezzo.  Il corvo, si disse, svolazza e scagazza (per dirla con il Poeta) “sulle tamerici salmastre ed arse, sui pini scagliosi ed irti, sui mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, sui ginestri folti di coccole aulenti”.  Le tamerici, i pini, i mirti e le ginestre biellesi prese di mira emisero qualche flebile lamento (anche per non scoprirsi troppo) e la cosa finì lì.
Simile ma molto diversa sembra essere la storia di questi giorni,  ancora in vigilia elettorale, in cui i cieli biellesi paiono oscurati da uno stormo crocidante le cui deiezioni calano sull’Ascom, sulla sua dirigenza, sulle immediate adiacenze,  sugli amici vicini e lontani.  Il piccolo tsunami stercorario, ben lungi dalla qualità formale del pamphlet d’antan di cui sopra, si abbatte non sui salotti d’allora, ma sui radi negozi d’oggi, sui mercati orbati di bancarelle, nelle caselle di posta dei computer.

Iperattivi e tecnologici questi odierni passeracei del malaugurio, ma anche un po’ scemi avendo usato computer e nickname che consentono anche ad un ragazzino smanettone di svelarne l’identità.  E allora sono cazzi, perchè li dentro c’è una sfilza di reati penali da togliere il sonno, oltre ad un potenziale di richiesta danni che, a detta dei bersagli e dei loro avvocati, assume cubature milionarie.
Ma a chi giova l’operazione?  E perché adesso?  E contro chi?  Il bersaglio principale sembra essere il presidente Ascom Novaretti, ma sullo sfondo si intuisce la presenza di un intreccio e di “coincidenze” che inducono a  qualche malpensamento andreottiano.  Il bersaglio grosso potrebbe essere Luigi Squillario, citato nella corrispondenza gracidante, di cui quest’anno si conclude il mandato presidenziale alla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella.  L’avvocato è in qualche difficoltà, non è più rieleggibile, sta cercando di vendere le quote in Biver per fare cassa e capitalizzare la Fondazione, si prepara ad assumere la presidenza onoraria lasciando quella effettiva ad un suo sodale (Paolo Lavino?) per di fatto continuare a governare.  Ma la Fondazione fa gola a molti, potenti, ex potenti e aspiranti potenti, e piazzare qualche trappola di sola e pura maldicenza sul percorso  di Squillario potrebbe comunque far brodo.   Altri scenari e bersagli si avvertono, ma di questo parleremo quando la nebbia fetida si sarà un po’ diradata, magari per effetto dell’intervento della magistratura.
Il corvo è come la gallina.  “Non è – cantavano Cochi e Renato – un animale intelligente, e lo si capisce da come guarda la gente”.  Se è stato usato come utile idiota per fare per altri il lavoro sporco, stavolta rischia davvero di lasciarci le penne.

  (giulianoramella@tiscali.it

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