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Si può morire anche facendo finta di vivere

Come si dice di uno dei protagonisti del Festival di Sanremo in  corso, Marco Masini, che anni fa ebbe anche la prima pagina del settimanale satirico Cuore con il titolo “Masini fa cagare”.  Ecco, per Biella, esaurito il repertorio delle espressioni critiche e commendevoli, resta la metafisica: forse porta sfiga, sicuramente fa cagare di paura, di disperazione, di cibi della mente e dell’anima guasti e tossici.  Vano e stucchevole riportare qui l’ennesimo campionario delle sfighe biellesi, scagliarsi contro i palazzi e i loro occupanti, i cinesi e i migranti, i centri commerciali, l’isolamento, la radioattività, la vispa teresa e il sarchiapone.  L’esplosione, attesa, della bolla del Belletti Bona con indebitamento plurimilionario e senza i soldi per pagare gli stipendi di chi pulisce il culo ai nostri vecchi, è l’ultima (per ora) stazione di una via crucis verso la trascendenza dell’annullamento cittadino e territoriale.  Altre vicende simili abbiamo in archivio, alcune sono in fieri ed altre s’annunciano, mentre l’indignazione pelosa di chi “io l’avevo detto” (magari per metterci le mani…) ingolfa il web e gonfia il raccolto dei “mi piace”.
Esiste una sindrome depressiva per una città, un territorio, una comunità?  Esiste, e noi siamo l’esempio.   Spesso, specie dalle nostre parti, la depressione individuale porta al suicidio.  Biella e i biellesi forse si stanno suicidando, tutti quelli che non scappano con le loro aziende o con le loro illusioni qui perdute.  Tutti quelli che qui restiamo appesi a radici putrescenti o alla speranza che domani sia un altro giorno.  Ma questo, che da tempo non un paese per giovani, ora rischia di non esserlo più nemmeno per i vecchi a cui stanno pure scippando la geriatria dal “nuovo” ospedale.  Si può morire anche facendo finta di vivere.

Giuliano Ramella


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