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Il sistema Biella è morto, seppelliamolo

Il titolo è la riproposizione di quello di un bell'articolo di qualche giorno fa del giornale vercellese "La Sesia" che per la prima volta (su questo tema il nostro giornale è ampiamente recidivo) denuncia la fine, il crollo, la dissoluzione di un sistema di potere, politico ed economico, che negli ultimi 30 anni ha governato città e territorio.

Il titolo è la riproposizione di quello di un bell’articolo di qualche giorno fa del giornale vercellese “La Sesia” che per la prima volta (su questo tema il nostro giornale è ampiamente recidivo) denuncia la fine, il crollo, la dissoluzione di un sistema di potere, politico ed economico, che negli ultimi 30 anni ha governato città e territorio.

Il titolo è la riproposizione di quello di un bell’articolo di qualche giorno fa del giornale vercellese “La Sesia” che per la prima volta (su questo tema il nostro giornale è ampiamente recidivo) denuncia la fine, il crollo, la dissoluzione di un sistema di potere, politico ed economico, che negli ultimi 30 anni ha governato città e territorio.  Una classe dirigente vaporizzata, aggrappata a piccoli privilegi e rendite di posizione, che non ha più nulla in cui affondare i denti, ma che continua a far danni.

A Biella è peggio perchè più rovinosa è stata la caduta che ha portato la nostra provincia ad essere maglia nera in Piemonte in vari comparti, compreso quello rivendicato per sè, come fanalino di coda, dai vercellesi: il turismo, l’ultima spes appesa a quell’Expo 2015 che, nel totale immobilismo locale, rischia di rivelarsi una maledizione.  Nel Biellese gli arrivi nel 2013 sono stati meno di 77.000 (oltre 85.000 a Vercelli, 110.000 ad Asti, 152.000 a Novara e via crescendo fino agli oltre 2 milioni di Torino) con un calo di oltre 5.000 rispetto al 2012.  I dati del 2014 si prevedono terrificanti.

La classe dirigente biellese è fantasmatica. La speranza in un colpo di reni dalla rinnovata amministrazione comunale comincia a scemare sulle dispute nominalistiche per il nuovo ospedale e sullo spettacolo di un consiglio comunale in cui riesce a giganteggiare uno come il leghista Moscarola.  Lo spettro di quella che fu la Provincia di Biella è oggetto di una contesa deprimente generata dal primo grande errore politico del sindaco di Biella, del capoluogo: la rinuncia ad assumerne la presidenza rafforzandone immagine e ruolo in coerenza con il rilancio di fatto delle municipalità nel solco di una grande storia italiana che inizia dopo l’anno Mille.

Il sistema consociativo qualificato ed efficiente espresso dalla Camera di Commercio (vero tavolo del “Sistema Biella”) è saltato prima con la scelta di un governo camerale “a maggioranza”, poi con annunciate fusioni e perdite di sovranità conseguenti ai provvedimenti restrittivi del governo nazionale.  Il potere (di programmare, decidere, fare, finanziare) che nel Biellese aveva luoghi e volti, nomi e simboli, oggi è di tutti e di nessuno, un melting pot indecifrabile e sinistro.

Un sistema morto che si è già scavato la fossa per la sepoltura.  Manca solo il celebrante del funerale: una classe dirigente nuova in cui si aggreghino individualità e gruppi che pure ci sono, ma che appaiono ancora impaniati nei metodi, nelle liturgie e nel linguaggio dei morti che camminano.  Aspettiamo.  

giulianoramella@tiscali.it

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