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Il bambino e l’uomo detenuto

Ci sono giorni di sole dopo i temporali, dove l’aria tersa fa respirare un’aria che odora di bosco e fiume, di cielo e libertà.

In un giorno raro e bello di questa estate piovosa ero con un gruppo di bambini di un centro estivo, il gioco nei prati, le urla le risate e quel lampo, quel passaggio improvviso e inosservato quasi a tutti di un cellulare della polizia penitenziaria con all’interno un detenuto.

Un bambino mi ha chiesto chi ci fosse in quel blindato e nel suo viso non ho visto un sorriso o la rivisitazione di uno dei suoi tanti giochi; ho visto degli occhi smarriti, privi del giustizialismo becero di tanti adulti, intrisi di quella visione del mondo dove si sbaglia giocando ma la punizione, anche quella della mamma, finisce la sera con una carezza e il bacio della buonanotte.

“ Caro Stefano” gli ho detto, “ sul quel blindato c’è un bambino che ha sbagliato strada crescendo, un uomo che sicuramente ti ha visto giocare con la palla e si sarà ricordato di quelle estati lontane dove ancora la vita era la speranza di una casa, di un amore, di una normalità sconfitta”.

Stefano mi guardava senza mai far balenare nei suoi occhi l’idea che in quel blindato potesse esserci un uomo cattivo, per lui si trattava di un grande bambino che aveva commesso un grande errore giocando alla vita.

Sono certo che quel detenuto ha guardato con malinconia i bambini giocare; sono certo che quel centro estivo valeva per lui molto più di quella maledetta rapina, di quella maledetta sbandata.

Quando ami i bambini e riconosci in loro la purezza dell’umanità non puoi dimenticarti dei loro occhi, delle loro parole, dei loro silenzi quando divengono uomini e quando sbagliano.

Quando ami i bambini e li vedi sbagliare non puoi non provare quel dolore che viene dal pensiero che potrebbero farlo da grandi, quando dall’altra parte non ci saranno la mamma e il papà, le maestre, gli animatori.

Lo so che sono impopolare, in questo Paese dove i consensi si cercano invocando la pena di morte, in questo paese dove nessuno sa veramente cosa sono le carceri e l’inciviltà di uno Stato che punisce i suoi figli che sbagliano con l’indifferenza che fa di un uomo un numero marcio come le mura delle strutture vecchie e mai risistemate.

E’ passato un detenuto, c’era un bambino che giocava…sono certo, si sono visti e in quel momento, per un momento libertà e giustizia si sono incrociate sotto vento alla domanda cara ad ogni bambino del mondo: mi perdoni? 

Alberto Scicolone

La rubrica di Alberto Scicolone viene pubblicata ogni mercoledì sulla Nuova Provincia di Biella.

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