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Ciao Fede, ragazzo vero

Nella vita di un docente scorrono nella mente, a centinaia, i volti degli studenti. Per tutti c’è un pensiero, un ricordo, un aneddoto. Ma verso qualcuno è naturale a volte provare quel sentimento che si chiama empatia. Ed è il caso di Federico.

Nella vita di un docente scorrono nella mente, a centinaia, i volti degli studenti. Per tutti c’è un pensiero, un ricordo, un aneddoto. Ma verso qualcuno è naturale a volte provare quel sentimento che si chiama empatia. Ed è il caso di Federico.

Nella vita di un docente scorrono nella mente, a centinaia, i volti degli studenti. Per tutti c’è un pensiero, un ricordo, un aneddoto. Ma verso qualcuno è naturale a volte provare quel sentimento che si chiama empatia. Ed è il caso di Federico.

Da qualche tempo avevo in programma di tornare a Trivero per salutare allievi e colleghi verso cui nutro un profondo e sincero affetto. Fra gli studenti che avrei rivisto, e che ho accompagnato dalla prima, ho pensato che certamente avrei incontrato anche “Chiare”. Ci saremmo salutati e probabilmente ci saremmo presi in giro per il calcio, lui milanista io interista, come tutti i lunedì nei quali, con risultati altalenanti delle rispettive squadre, talvolta facevo finta di nulla io, altre invece lui.

Federico, un ragazzo come tanti alla sua età, con le sue debolezze e con la sua spiccata esuberanza. Con voglia di scherzare e di farsi ben volere. Era tutto ciò che può essere un giovane a diciannove anni: buono e dotato di senso di altruismo. Due qualità che di questi tempi non sono poca cosa. Un giovane che ha vissuto la vita affrontando alcune difficoltà, come l’anno da ripetere a scuola, un evento che può anche aiutare a crescere. E lui sicuramente era cresciuto. Aspetti che lo rendono vero. Forse più vero di altri.

La sua giovane vita è stata spezzata in un corto circuito che coinvolge anche un suo amico e quasi coetaneo. Un dramma nel dramma. Ma per questo ci saranno aule e processi, aspetti ed argomenti che lascio ad altri.  Ciò che oggi resta di struggente attualità è il dolore dei familiari, del papà e della mamma, degli amici, di chi l’ha conosciuto e apprezzato. Come al solito ci si chiede perché sia dovuta accadere questa tragedia ad un giovane. Disarmati, siamo costretti a demandare le risposte, che scivolano naturalmente ed inevitabilmente nel mare della disperazione e dell’irrazionalità.

Io invece voglio ricordare Federico com’era, e per un attimo astrarmi dalla triste realtà e accantonare la sofferenza, coltivare la speranza, la fede e la certezza che un giorno ci ritroveremo.
Ciao Fede.

Vittorio Barazzotto

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