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Che sara’ di noi?

Che sarà di noi? Se lo chiedono, nella settimana di passione che precede il voto di ballottaggio di domenica prossima, i numerosi esponenti biellesi del sottobosco della politica collocati negli ultimi cinque anni in innumerevoli incarichi presidenziali e di consiglio d’amministrazione di aziende partecipate, organismi parapubblici, enti e associazioni di varia funzionalità.  Per alcuni, piazzati in posti ben remunerati, si tratta della pagnotta.  Ma sono pochi.   Per la maggioranza è questione di status, di prestigio personale, di mondanità.

Lo spettro si chiama spoil system, cioè chi vince piglia tutto.  E qui di roba da arraffare ce n’è parecchia, dall’usciere al bidello, al governo delle case di riposo, a quello delle sigle impronunciabili che si occupano dei rifiuti, dell’acqua, dell’energia, delle case popolari, del turismo e dei santuari.  E poi ci sono i fornitori, i consulenti, i professionisti, i progettisti, cioè tutti coloro per i quali lavorare per il potere comunale e le sue diramazioni fa la differenza all’interno dell’attività professionale e d’impresa.

Sono tutti a rischio.  Che vinca Franza o Spagna chissà se se magna ?  Per questa piccola casta (o piccolo generone) se vince Gentile è meglio perché, vincendo soprattutto in proprio, non avrebbe debiti da pagare ad un partito che, annichilito dal proprio sprofondamento, l’ha praticamente abbandonato.  Ma non è detto perché in  questi anni qualche rospo l’ha dovuto ingoiare, qualche imbecille l’ha dovuto premiare, qualche figuraccia l’ha dovuta subire per l’inettitudine o peggio di chi aveva designato, qualche serpe in seno l’ha dovuta tenere fra quanti hanno lavorato e lavorano nella macchina comunale.  Se vince, vince Gentile e non il centrodestra. E allora il figlio del poliziotto pugliese, il karateta che domina le proprie emozioni, l’educatore che governa importanti e affollate scuole cittadine, qualche sassolino dalla scarpa potrebbe volerselo togliere.  A chi tocchera ?

Diverso lo scenario in  caso di vittoria di Cavicchioli che dovrà dire un’infinità di “grazie”.  A Matteo Renzi, a cui dovrà almeno un altarino illuminato da led a basso consumo energetico, al PD biellese che resta un’efficiente macchina elettorale in cui chi ha lavorato andrà premiato, al pacchetto di mischia che ne ha curato l’immagine e gestito la campagna, ad una piccola pletora di giubilati cinque anni fa dalla sconfitta di Barazzotto e che dopo un lustro di marginalità hanno investito su rivincita e vendetta, a quei dipendenti comunali che hanno fatto la quinta colonna aspettando il messia rosè.  Vecchi e nuovi appetiti dovranno essere soddisfatti, e allora si cambierà tutto e tutti, sperando che non avvenga affinchè gattopardescamente non cambi nulla.

C’è una terza via.   Che, chiunque vinca, abbia la capacità, l’equilibrio, il distacco e l’autonomia per confermare chi ha lavorato bene, sostituendo chi dovrà essere sostituito con gente che abbia idee e capacità, meglio se senza tessere o appartenenze esibite.   Ma questo è un altro film.

giulianoramella@tiscali.it

La rubrica di Giuliano Ramella viene pubblicata ogni sabato sulla Nuova Provincia di Biella in vendita a solo 1,20 euro

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