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Bob Dylan, Biella e gli egoisti

Non credo che Bob Dylan pensasse a Biella e al suo territorio quando scrisse “The times they are a changin’”. Ma che i tempi stiano cambiando è innegabile. Un cambiamento epocale almeno quanto quello cantato da Dylan, anche se per ragioni diverse. Tanto per giocare con le sue parole: “Venite scrittori e critici / che profetizzate con le vostre penne / e tenete gli occhi ben aperti / l’occasione non tornerà / e non parlate troppo presto /perché la ruota sta ancora girando…”. Una nostalgica citazione per alimentare il fuoco della riflessione su fatti e titoli di giornale, su consapevolezze e clamori presunti e desunti.

L’occasione è quella offerta dalle polemiche sul piano sanitario regionale, il fattore scatenante definito, qui nel Biellese come nel Vercellese e nell’Alessandrino e nell’Astigiano e nel Cuneese e nel Torinese e nel Verbano e nel Novarese, da titoli catastrofici che narrano di tagli e “irrinunciabili rinunce” territoriali. Tutti pronti a batter pugni sul tavolo della Regione che ha tracciato la via per un tentativo di risanamento del bilancio sanitario. Siamo sicuri sia questa la strada giusta? Che sia la soluzione questo gioco al massacro di chi li batte più forte? Siamo sicuri che sia giustificata tutta questa frustrazione che diciamo di provare noi Biellesi e loro abitanti degli altri territori che “insieme” fanno Piemonte? Di certo la situazione è difficile, inedita. E proprio per questo alzare la voce non basta. Occorre fare ben altre riflessioni. Credo di averlo già detto, ma di ripeterlo non mi stanco: ora non resta che un’assunzione di responsabilità, piena e inequivocabile, da parte di cittadini e politici, parti sociali comprese.

È stato chiaro anche il presidente della Fondazione Crb, Luigi Squillario, custode del patto sociale che ha condotto all’apertura del nuovo ospedale, che il giorno della sua inaugurazione ha detto senza esitazioni: «Alle istituzioni dobbiamo chiedere quello che ci spetta secondo i parametri dettati dal Patto per la salute, nulla di più e nulla di meno». Indicando la strada intrapresa dall’associazione “Amici dell’ospedale” come una delle possibili soluzioni e una delle inevitabili assunzioni di responsabilità che ci toccano se vogliamo superare la fase del piagnisteo infantile dal titolo facile. Ma io credo anche che sia ora di una rivoluzione del pragmatismo locale, tanto caro a noi Biellesi. Che sia il momento di dare un senso alla retorica del fare sistema con il farlo davvero. The times they are a changin’.

I tempi non stanno più cambiando: sono già cambiati. O ci arrendiamo all’idea e ci attrezziamo mentalmente e praticamente ad affrontarli o, davvero, per il nostro territorio non c’è speranza. Noi, come i Vercellesi e i Novaresi e gli Alessandrini e gli Astigiani e i Cuneesi e i Torinesi e i Verbani, o accantoniamo per sempre ogni localismo e particolarismo o non sapremo progettare un futuro. Non è possibile pensare a un Consiglio regionale come luogo dei particolarismi e dei pugni sul tavolo battuti da ogni consigliere per difendere gli interessi del suo territorio di riferimento. È necessario pensare a un Consiglio regionale che sia pensiero e ragionamento comune e condiviso su una visione di futuro che non costringa altri ai sacrifici, ma proponga soluzioni per un vivere sociale di qualità in un tempo che è già cambiato e che ancora cambierà. 

Vittorio Barazzotto

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