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Alasinistra, un anno dopo

È passato un anno da quando ho accettato la proposta di Massimo De Nuzzo di scrivere su questo giornale. Un anno nel quale ho cercato di tenervi compagnia, darvi un’informazione scrupolosa e verificata, analizzare da un punto di vista “altro” i fatti e gli eventi del biellese, tutti i mercoledì fino ad oggi.

È passato un anno da quando ho accettato la proposta di Massimo De Nuzzo di scrivere su questo giornale. Un anno nel quale ho cercato di tenervi compagnia, darvi un’informazione scrupolosa e verificata, analizzare da un punto di vista “altro” i fatti e gli eventi del biellese, tutti i mercoledì fino ad oggi.

È passato un anno da quando ho accettato la proposta di Massimo De Nuzzo di scrivere su questo giornale. Un anno nel quale ho cercato di tenervi compagnia, darvi un’informazione scrupolosa e verificata, analizzare da un punto di vista “altro” i fatti e gli eventi del biellese, tutti i mercoledì fino ad oggi. Scrivevo, nel luglio scorso, che una sola condizione avevo chiesto al direttore di questo giornale: “la mia libertà di espressione totale e garantita”.

E  scrivevo che “questa è stata la premessa di Massimo”, ad un anno di distanza una promessa mantenuta. Per questo lo ringrazio, di cuore.

Ringrazio di cuore  – come mi ha insegnato De Nuzzo – prima di tutto voi lettori e lettrici. Quelli che hanno letto questa rubrica dall’inizio o l’hanno scoperta per caso, si sono incazzati per questo o quell’editoriale, hanno polemizzato – anche aspramente – esercitando un sano e democratico confronto dialettico. Non so se talvolta #alasinistra sia stata utile; ovviamente spero di sì, spero che provare a raccontare, a volte prima degli altri, a volte con lo sforzo di guardare i fatti da un’altra angolatura, vi abbia smosso qualcosa. Per esempio come è successo sulla questione della privatizzazione della metà dei nidi comunali. Primi a denunciare il progetto e partecipi del movimento che si è sviluppato contro il progetto della Giunta comunale facendo breccia fin dentro a quella che sembrava una granitica e impenetrabile maggioranza.

Ringrazio anche alcuni amici e amiche (una volta si diceva “compagni”) con il quale mi sono confrontato, che mi hanno dato stimoli, suggerimenti e critiche preziose. Così come sono state preziose quelle di alcuni amici giornalisti. Chi tra le 9 e 9.15, tutti i mercoledì, non mi ha fatto mancare il suo commento al pezzo senza lesinare appunti e sottolineature e coloro ai quali ho chiesto conferme, consigli, scambiandoci notizie e riflessioni. Giornalisti di questa ma anche di altre redazioni.

Perché a Biella ci sono molti bravi e brave redattrici. Io ne ho citati un paio in questo anno, infrangendo una regola non scritta del giornalismo (e del mercato in generale): “non si fa pubblicità al nemico”. Siccome per me informazione e mercato dovrebbero essere termini inconciliabili, questa regola ho provato un certo piacere ad infrangerla. Perché l’informazione è un diritto che uno Stato e una comunità dovrebbero garantire. Sempre.

E i cittadini dovrebbero battersi, sempre, perché questo diritto venga garantito. Altrimenti siamo alla dittatura (politica ed economica) e all’informazione si sostituisce la propaganda.

L’ultimo ringraziamento lo faccio a Giuliano Ramella. Perché mi ha accompagnato in questi mesi anche se ci siamo sentiti pochissimo e scritti praticamente mai. Ho sentito la sua mano sulla spalla. Quasi sempre invisibile ma a volte pubblica, esplicita, confortante. Giuliano, il luglio scorso, salutava questa rubrica scrivendo “Benvenuto fra chi è “scomodo” per scelta e definizione”. Devo ammettere che non mi sono mai sentito scomodo. Forse perché non mi hanno mai interessato troppo le comodità.

Roberto Pietrobon

www.alasinistra.org

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