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Al migrante ci pensa Jack

In attesa di diventare Mosca fatta e finita, come il suo maestro e donno locale nonchè capo politico, il leghista Moscarola svolazza sulle nefandezze biellesi, in particolare quelle riconducibili al sindaco Cavicchioli, inondandole di succhi gastrici per renderle palesi, e sgradevoli assai, ai biellesi tutti.

In attesa di diventare Mosca fatta e finita, come il suo maestro e donno locale nonchè capo politico, il leghista Moscarola svolazza sulle nefandezze biellesi, in particolare quelle riconducibili al sindaco Cavicchioli, inondandole di succhi gastrici per renderle palesi, e sgradevoli assai, ai biellesi tutti.

In attesa di diventare Mosca fatta e finita, come il suo maestro e donno locale nonchè capo politico, il leghista Moscarola svolazza sulle nefandezze biellesi, in particolare quelle riconducibili al sindaco Cavicchioli, inondandole di succhi gastrici per renderle palesi, e sgradevoli assai, ai biellesi tutti. Il trentenne del Favaro è politico di medio corso: addetto stampa di Simonetti in Provincia, poi assessore comunale al nulla, oggi giganteggia (e non sto scherzando) nell’arena consiliare di palazzo Oropa. C’è chi dice per via del microcefalismo dei colleghi, ma si tratta di efferatezze dialettiche. Nulla sfugge al verde e coraggioso dittero: dalla funicolare ascensorizzata, agli asili esternalizzati, dalla neve che al Favaro provoca slittamenti d’auto e culate di madame, alle mense con l’olio di palma.

La sua passione sono però i cosiddetti migranti sulle cui sorti sembra proprio intenzionato a costruirsi un’immagine da Salvini de noantri con cui dare l’assalto alla poltrona di Cavicchioli che traballa nonostante l’immobilità del titolare. Per Jack Moscarola il migrante è una benedizione, l’inondazione salvifica mandata dal dio Po, un totem di brutti sporchi e cattivi intorno a cui levare canti e danze di guerra. Si agita, fotografa, scrive, addita al pubblico ludibrio queste orde scimmiesche che, ultimamente ai giardini pubblici, dormono sulle panchine, fanno la cacca sul prato, braccano i cagnolini con evidenti intenzioni fameliche (i colombi sono già spariti dal sito), guatano le nostre donne e forse anche i bambini, non si sa mai. E poi bevono (ma non sono prevalentemente musulmani?), mangiano mortadella (idem) e ruttano in lingue incomprensibili ma minacciose. Li possiamo torturare?

giulianoramella@tiscali.it

La rubrica di Giuliano Ramella viene pubblicata ogni sabato sulla Nuova Provincia di Biella

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