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A proposito di quell’uomo che si è tagliato la gola

Fine settimana scorsa un uomo appartenente ad illustre famiglia biellese ha posto fine, uccidendosi, al proprio tormentato percorso esistenziale.  Grandi titoli sui giornali in cui s'è riversato il generale cordoglio, ma non un cenno sul come e il perchè di quella morte. Giusto, apprezzabile, condivisibile.  Tre giorni dopo sugli stessi giornali è apparsa la notizia di un altro suicidio con modalità orrende dettagliatamente descritte fin dal titolo: l'uomo (nome, cognome, residenza, fotografia) si è ucciso "tagliandosi la gola".  Anche in questo caso giusto apprezzabile condivisibile?  No.  A meno di non accettare il principio che esistano suicidi di serie a, per ipocrite ragioni a cui tutti e ciascuno possiamo pervenire, e altri di serie b indegni perfino di veder rispettata la propria immagine, dannati della terra e anche nella morte che hanno scelto di darsi per togliere il disturbo.  A meno che non "faccia notizia" la modalità del suicidio: l'autosgozzamento minuziosamente descritto promuove le vendite? Si conclude in tribunale la vicenda del Belletti Bona, la grande e storica casa di riposo biellese suicidata da schiere di amministratori inetti e irresponsabili che per anni hanno galleggiato ilari su montagne di debiti fino ad arrivare al punto di rottura rappresentato dall'impossibilità di pagare il personale.  A quel punto, presi da paura e/o vergogna, hanno portato i libri in tribunale, veda lui.  Eh no, signori cari, è troppo facile sfangarsela in questa maniera.  Se un commerciante, un artigiano, un imprenditore arriva a quel punto, nella maggior parte dei casi si è già spogliato dei propri beni e si prepara, se già non vi è sottoposto, ad un lungo e micidiale calvario di azioni e pignoramenti che travolge tutto incluse le relazioni familiari, parentali, amicali.  Voi penserete mica di cavarvela con l'apparentemente minaccioso "tutti a casa" che in realtà significa "liberi tutti"? Uno sconcertante silenzio è calato sulla "missione Libia" avviata con fragore di grancassa mediatica dall'europarlamentare nostrano Buonanno, esponente della Lega che non si piega soprattutto davanti a maometto, ai rom e ai gay.  Condita d'imbarazzati sostegni e da molti frizzi e lazzi, l'eroica incursione è stata sepolta dalle risate nel momento in cui il valsesiano d'assalto ha trasmesso al mondo un autoritratto fotografico sullo sfondo di una scritta (in arabo) "Non scaricate qui l'immondizia, questo non è un cassonetto".  Sulla rete la battuta più gentile: ma questo qui che cosa si fuma?    giulianoramella@tiscali.it La rubrica di Giuliano Ramella vierne pubblicata ogni sabato sulla Nuova Provincia di Biella.

Fine settimana scorsa un uomo appartenente ad illustre famiglia biellese ha posto fine, uccidendosi, al proprio tormentato percorso esistenziale.  Grandi titoli sui giornali in cui s’è riversato il generale cordoglio, ma non un cenno sul come e il perchè di quella morte. Giusto, apprezzabile, condivisibile.  Tre giorni dopo sugli stessi giornali è apparsa la notizia di un altro suicidio con modalità orrende dettagliatamente descritte fin dal titolo: l’uomo (nome, cognome, residenza, fotografia) si è ucciso “tagliandosi la gola”.  Anche in questo caso giusto apprezzabile condivisibile?  No.  A meno di non accettare il principio che esistano suicidi di serie a, per ipocrite ragioni a cui tutti e ciascuno possiamo pervenire, e altri di serie b indegni perfino di veder rispettata la propria immagine, dannati della terra e anche nella morte che hanno scelto di darsi per togliere il disturbo.  A meno che non “faccia notizia” la modalità del suicidio: l’autosgozzamento minuziosamente descritto promuove le vendite?

Si conclude in tribunale la vicenda del Belletti Bona, la grande e storica casa di riposo biellese suicidata da schiere di amministratori inetti e irresponsabili che per anni hanno galleggiato ilari su montagne di debiti fino ad arrivare al punto di rottura rappresentato dall’impossibilità di pagare il personale.  A quel punto, presi da paura e/o vergogna, hanno portato i libri in tribunale, veda lui.  Eh no, signori cari, è troppo facile sfangarsela in questa maniera.  Se un commerciante, un artigiano, un imprenditore arriva a quel punto, nella maggior parte dei casi si è già spogliato dei propri beni e si prepara, se già non vi è sottoposto, ad un lungo e micidiale calvario di azioni e pignoramenti che travolge tutto incluse le relazioni familiari, parentali, amicali.  Voi penserete mica di cavarvela con l’apparentemente minaccioso “tutti a casa” che in realtà significa “liberi tutti”?

Uno sconcertante silenzio è calato sulla “missione Libia” avviata con fragore di grancassa mediatica dall’europarlamentare nostrano Buonanno, esponente della Lega che non si piega soprattutto davanti a maometto, ai rom e ai gay.  Condita d’imbarazzati sostegni e da molti frizzi e lazzi, l’eroica incursione è stata sepolta dalle risate nel momento in cui il valsesiano d’assalto ha trasmesso al mondo un autoritratto fotografico sullo sfondo di una scritta (in arabo) “Non scaricate qui l’immondizia, questo non è un cassonetto”.  Sulla rete la battuta più gentile: ma questo qui che cosa si fuma?   

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