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La Regione dice “no” alla diga

Il consiglio regionale del Piemonte ha approvato a maggioranza due ordini del giorno contro la realizzazione della diga in Valsessera, il primo presentato dal consigliere regionale biellese Vittorio Barazzotto e il secondo dal movimento Cinque stelle.

Il consiglio regionale del Piemonte ha approvato a maggioranza due ordini del giorno contro la realizzazione della diga in Valsessera, il primo presentato dal consigliere regionale biellese Vittorio Barazzotto e il secondo dal movimento Cinque stelle.

Il consiglio regionale del Piemonte ha approvato a maggioranza due ordini del giorno contro la realizzazione della diga in Valsessera, il primo presentato dal consigliere regionale biellese Vittorio Barazzotto e il secondo dal movimento Cinque stelle.

«L’ordine del giorno presentato oggi – ha esordito Barazzotto nel suo intervento in aula – non costituisce un no pregiudiziale o ideologico all’invaso. E lo sottolineo: ci sono parecchie ragioni per le quali la Valsessera, ma anche il Vercellese, non hanno bisogno di una nuova diga. Mi auguro che tutti gli aspetti a sostegno di questa tesi siano compresi, in modo tale che si capisca quanto inutile sia sostenere la costruzione di un manufatto tanto dispendioso quanto inutile e, di riflesso, tutti noi si debba adottare un comportamento responsabile per impegnare la Giunta a ritirare gli atti che la Regione Piemonte ha prodotto nelle passate legislature, avvalorando così la prosecuzione dell’iter di un progetto che ora giace al ministero competente in attesa dell’ultimo responso. Una realizzazione che alcuni, per interessi che non sono certo quelli comuni, si ostinano a dare per scontata e contro la quale ci si deve razionalmente opporre».

Nel suo lungo e dettagliato intervento, tra le numerosi opposizioni sollevate, l’esponente del Pd ha ricordato come nel recente passato il Biellese abbia già «sopportato la costruzione di tre bacini artificiali (gli unici in Piemonte) prevalentemente per scopi irrigui. Mi sembra che il territorio in questione la sua parte l’abbia già fatta. Ampiamente».
«E’ dunque necessario – ha concluso – dire un chiaro no a progetti dall’altissimo costo economico e sociale e dalla perlomeno dubbia utilità, se non, come in questo caso, dalla manifesta inutilità».

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