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Dimitri Buzio, il vero padrone del Pd biellese

Lo so, questo articolo non lo leggerà praticamente nessuno o, meglio, solo quelli interessati al Congresso del PD. Alla carica di Segretario si sconteranno due candidati - entrambi renzianissimi - divisi unicamente dai diversi padrini politici che li hanno lanciati. Il favorito è Gianni Boerio,  dipinto come l’“uomo delle coop” per il suo lavoro in una cooperativa sociale. Chi gli ha mosso queste critiche ha fatto un gioco decisamente sporco alludendo al suo lavoro quando, in verità,  il riferimento alle cooperative era  indirizzato (ma non esplicitato per timore di ritorsioni) al regista della candidatura Boerio: Dimitri Buzio, lui sì uomo della Lega della Cooperative e maresciallo fassiniano in terra laniera.

Lo so, questo articolo non lo leggerà praticamente nessuno o, meglio, solo quelli interessati al Congresso del PD. Alla carica di Segretario si sconteranno due candidati – entrambi renzianissimi – divisi unicamente dai diversi padrini politici che li hanno lanciati. Il favorito è Gianni Boerio,  dipinto come l’“uomo delle coop” per il suo lavoro in una cooperativa sociale. Chi gli ha mosso queste critiche ha fatto un gioco decisamente sporco alludendo al suo lavoro quando, in verità,  il riferimento alle cooperative era  indirizzato (ma non esplicitato per timore di ritorsioni) al regista della candidatura Boerio: Dimitri Buzio, lui sì uomo della Lega della Cooperative e maresciallo fassiniano in terra laniera.

Lo so, questo articolo non lo leggerà praticamente nessuno o, meglio, solo quelli interessati al Congresso del PD. Alla carica di Segretario si sconteranno due candidati – entrambi renzianissimi – divisi unicamente dai diversi padrini politici che li hanno lanciati. Il favorito è Gianni Boerio,  dipinto come l’“uomo delle coop” per il suo lavoro in una cooperativa sociale. Chi gli ha mosso queste critiche ha fatto un gioco decisamente sporco alludendo al suo lavoro quando, in verità,  il riferimento alle cooperative era  indirizzato (ma non esplicitato per timore di ritorsioni) al regista della candidatura Boerio: Dimitri Buzio, lui sì uomo della Lega della Cooperative e maresciallo fassiniano in terra laniera.

Come scrivevamo su queste colonne qualche mese fa,  tutte le nomine e le decisioni importanti passano dalla scrivania di Buzio che, in un’abilissima operazione interna, ha radunato intorno a sè  non solo i “diversamente” renziani ma anche la fu sinistra interna quella che – dopo l’uscita dei Cosseddu e dei Ronzani – ha dimostrato di essere solo un mero artifizio retorico.

Dall’altra parte c’è chi, sul tavolo di Buzio, ha una grossa X sopra e immagina compromessa la propria posizione futura: Vittorio Barazzotto e Nicoletta Favero in particolare. Entrambi vorrebbero tornare rispettivamente a Palazzo Lascaris e Madama per un nuovo giro ma sanno che il loro posto è ambitissimo. Ecco allora che provano a contarsi buttando nella mischia la candidatura di Roberto Galtarossa.

Presumibilmente – se tutti i 400 iscritti al PD biellese andranno a votare – il risultato sarà 70-30 a favore del candidato di Buzio e, a quel punto, chi si era accomodato al tavolo con l’uomo delle coop potrà vedersi riconosciuta la sua fetta di potere.  Il problema è che la lista è lunga: dall’ex civatiano Cavicchioli all’ex bersaniano Ramella Pralungo passando per l’ex montiano (nel senso di Mario Monti) Gianluca Susta. Tutti in attesa di un posto o della riconferma. Senza dimenticare la quota parte spettante alla futura minoranza.

In verità questo articolo non sta facendo i conti con un principio di realtà che dovrebbe, invece, sempre ispirare chi fa politica. Con la modifica degli eletti in Regione – anche se il PD conservasse le percentuali del 2014 – riuscirebbe a rieleggere un esponente biellese solo se, nel 2019, rivincesse. Ancora più complicato sarà ottenere – sia con l’attuale legge che con la nuova “porcata” in discussione in queste ore alla Camera – un deputato o un senatore biellese.

 Più che un Segretario, Boerio o Galtarossa, rischieranno di passare alla storia come curatori fallimentari della “ditta”. Chiunque vincerà potrebbe ritrovarsi solo con un pugno di mosche in mano.

Roberto Pietrobon

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