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Un secolo dalla Grande Guerra: Su Nuraghe apre le celebrazioni

Sabato scorso al Circolo Su Nuraghe di Biella si è svolto il primo appuntamento del XV ciclo di lezioni di cinema. Giacomo Canu ha presentato “Uomini contro”, opera in cui il regista Francesco Rosi racconta le vicende sul Monte Fior, contro gli Austriaci durante la Prima Guerra Mondiale, prendendo spunto dal libro “Un'anno sull'altipiano” di Emilio Lussu, all'epoca capitano al fronte, combattente nella Brigata “Sassari”.

Sabato scorso al Circolo Su Nuraghe di Biella si è svolto il primo appuntamento del XV ciclo di lezioni di cinema.

Giacomo Canu ha presentato “Uomini contro”, opera in cui il regista Francesco Rosi racconta le vicende sul Monte Fior, contro gli Austriaci durante la Prima Guerra Mondiale, prendendo spunto dal libro “Un’anno sull’altipiano” di Emilio Lussu, all’epoca capitano al fronte, combattente nella Brigata “Sassari”.

Sabato scorso al Circolo Su Nuraghe di Biella si è svolto il primo appuntamento del XV ciclo di lezioni di cinema.

Giacomo Canu ha presentato “Uomini contro”, opera in cui il regista Francesco Rosi racconta le vicende sul Monte Fior, contro gli Austriaci durante la Prima Guerra Mondiale, prendendo spunto dal libro “Un’anno sull’altipiano” di Emilio Lussu, all’epoca capitano al fronte, combattente nella Brigata “Sassari”.

Con questa proiezione, Su Nuraghe apre le celebrazioni del Centesimo anniversario della Grande Guerra, iniziata nel 1914, che vede l’Italia al fronte il 24 maggio dell’anno successivo.

Durante il saluto iniziale, il presidente Battista Saiu ha letto i nomi dei “Sassarini” biellesi caduti e quello dei saldati sardi le cui spoglie sono custodite nel sacrario del cimitero di via dei Tigli, a fianco di soldati biellesi ed austriaci morti nell’Ospedale di Riserva di Biella.

Alla fine della proiezione, “su cumbidu”, il rinfresco preparato e offerto dai soci.

Nel film viene messo in risalto l’indifferenza dei vertici al comando, verso il valore della vita umana. Ragazzi, a volte non ancora ventenni, mandati a morire per un pezzo di terra da conquistare e, a dire dei superiori, raggiungere la gloria. Anche per questo motivo il film fu criticato e censurato, impedendo e finanche vietando la proiezione nelle pubbliche sale.

Girato nel 1970 non in Italia, ma a Belgrado, in Jugoslavia, il film sviluppa una trama romanzata del libro autobiografico del capitano Emilio Lussu, mettendo in ridicolo esercito e, soprattutto la guerra.
Al di là della forte critica alla guerra, a qualunque guerra, l’opera mette in evidenza il legame instaurato tra soldati di truppa, sottoufficiali ed ufficiali per evitare punizioni, che, a volte, culminavano con la fucilazione sul posto, applicando i Codici militari di guerra.

In trincea, nei campi di battaglia, con la morte sempre a fianco, non importavano più nulla, tante cose divenivano relative, come l’origine etnica e il ruolo ricoperto nella scala di comando; per tutti primario scopo e unica idea: sopravvivere per tornar a casa vivi.

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