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«Quelle opere attribuite a Bozzalla sembrano false»

Il massimo critico del pittore ne è convinto

«Quelle opere attribuite a Bozzalla sembrano false»
Il massimo critico del pittore ne è convinto: «Ho visto catalogo e fotografie: molte sono contraffatte. Gli organizzatori avrebbero potuto interpellarmi»
«Buona parte delle opere di Giuseppe Bozzalla esposte a Portula sembrano essere false». A sostenerlo non è un appassionato qualunque, ma il massimo esperto del pittore biellese, vale a dire l’architetto Romeo Schiapparelli. Nei giorni scorsi il critico d’arte ha mosso numerose contestazioni all’evento realizzato a Castagnea di Portula nel palazzo che fu casa natia di Bozzalla. Un’iniziativa realizzata per celebrare il 60° anniversario della morte dell’artista nel primo fine settimana di ottobre, in concomitanza e in aggiunta alla mostra allestita al Museo del Territorio.
«In riferimento all’evento espositivo di 90 e più opere presenti – spiega Schiapparelli a proposito dell’iniziativa -, mi sento di esprimere in un “urlo” alla Edvard Munch: disperazione e sgomento per quanto ho potuto vedere. Visionando il catalogo redatto per l’occasione, venduto a 15 euro, oltre al biglietto di ingresso di 5, e una serie di documentazioni fotografiche delle opere presenti, mi sento di esprimere seppur sommariamente e con cautela “mio modesto e personale parere”, poiché le opere dal vero non le ho ancora visionate, grande preoccupazione per dover rilevare la presunta non autenticità della maggior parte delle opere esposte». Secondo l’autore della monografia su Bozzalla – “Giuseppe Bozzalla”, Opera commemorativa 1958-2008, edita nel 2008 dall’Istituto Geografico De Agostini S.p.a. Novara – non solo “la stragrande maggioranza non sembrano opere originali ed autografe del pittore Giuseppe Bozzalla, ma oltre a sembrare quadri falsi e contraffatti, non hanno nessun nesso conduttore”. «Di pessima esecuzione e qualità pittorica – continua il suo giudizio sulla base del catalogo e delle fotografie a lui pervenute -, addirittura con firme e datazioni apocrife, inoltre con titolazioni non appropriate e fuori luogo, con datazioni, numerazioni e dichiarazioni di esposizioni false ed errate non corrispondenti al vero».
Romeo Schiapparelli sostiene di aver sollevato la questione in difesa del “suo” amato pittore, delle opere e delle famiglie, eredi e non, che detengono le opere certe. «Ma perché tutto questo? – si chiede il critico – A che fine? Mi auguro che le autorità competenti intervengano, per accertare: provenienza, acquisto e quant’altro. Dal canto mio, mi metto a loro disposizione per periziare, qualora chiamato in causa, quanto eventualmente rinvenuto. Sarebbe curioso capire dove, come, da chi e perché siano state acquistate».
Uno dei crucci di Romeo è quello di non essere stato consultato preventivamente: «Interpellarmi e sottopormi le opere per valutarne l’autenticità non sarebbe costato nulla».
Sulla mostra, tra l’altro, starebbe svolgendo accertamenti anche la Guardia di finanza, per verificare che sia stata realizzata in presenza di tutte le autorizzazioni previste.

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