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Mohamed Ba, dal Senegal a Biella

Venerdì sera sul palco della Giornata del rifugiato #ilcieloèditutti è stato l’attore senegalese Mohamed Ba a rendere omaggio alle vittime del Mediterraneo. Arrivato in Europa da immigrato irregolare nella fredda Parigi degli anni ’90, dopo un viaggio attraverso mezzo continente africano e un lungo tratto europeo, l’attore 16 anni fa è alla fine approdato a Milano.

Venerdì sera sul palco della Giornata del rifugiato #ilcieloèditutti è stato l’attore senegalese Mohamed Ba a rendere omaggio alle vittime del Mediterraneo.

Arrivato in Europa da immigrato irregolare nella fredda Parigi degli anni ’90, dopo un viaggio attraverso mezzo continente africano e un lungo tratto europeo, l’attore 16 anni fa è alla fine approdato a Milano.

Venerdì sera sul palco della Giornata del rifugiato #ilcieloèditutti è stato l’attore senegalese Mohamed Ba a rendere omaggio alle vittime del Mediterraneo.

Arrivato in Europa da immigrato irregolare nella fredda Parigi degli anni ’90, dopo un viaggio attraverso mezzo continente africano e un lungo tratto europeo, l’attore 16 anni fa è alla fine approdato a Milano.

Mediatore culturale, educatore, scrittore, attore e drammaturgo teatrale, Mohamed Ba è personaggio che si comincia a comprendere scorrendo la lettera pubblicata sulla home del suo sito internet (controrazzismo.jimdo.com): «Caro fratello che non conosco, ti scrivo per invitarti a riflettere assieme a me su ciò che ci legherà per sempre». Il destinatario è l’uomo che alla fine del maggio del 2009 ha accoltellato Mohamed alla fermata del tram per motivi razziali. Per lui non ci sono parole d’accusa, bensì un invito a «camminare insieme oltre alle frontiere del passaporto e dei tratti somatici». Mohamed Ba continua il suo viaggio nella consapevolezza che «chiunque non conosco è un libro che aspetta di essere letto e un individuo degno di essere rispettato».

E’ la prima volta qui a Biella?

Il mio legame con il territorio biellese risale all’ormai lontano 2001. A Biella ho instaurato un proficuo dialogo sull’interculturalismo con il professor Enzo Mario Napolitano, che ha reso possibile la nascita a Città Studi di uno dei primi master in management interculturale in Italia. Inoltre ho collaborato con l’Ecomuseo del Biellese per rispolverare le memorie storiche della Valle Elvo e della Serra: questa è stata terra di forte emigrazione (tra la metà dell’800 e la metà del ‘900 circa 12.000 biellesi hanno trovato lavoro all’estero ndr) e la ricerca di testimonianze ha portato alla pubblicazione di cinque volumi, nell’ultimo dei quali ho raccontato la mia storia.

E’ nel nostro passato che dobbiamo cercare soluzioni per i problemi del presente?

Solo chi sente i suoi piedi sprofondare nella sua terra è libero di essere ospitale, per poter comprendere e accogliere il cambiamento globale a cui stiamo assistendo dobbiamo sederci tutti insieme e capire appieno il nostro passato. Un passato che è stato di migrazione ed emigrazione. Il flusso attuale è inarrestabile, la mobilità va garantita e il mondo che ne verrà fuori non sarà mai quello che abbiamo conosciuto. Per questo dobbiamo seriamente interrogarci sul mondo che abbiamo ereditato e su quale invece vogliamo lasciare ai nostri figli.

E’ importante mantenere il legame con le proprie radici?

Non so lei, ma se io guardo in basso vedo delle gambe e dei piedi, non delle radici. L’uomo è nato per camminare e spostarsi in una ricerca che non è mai conclusa, non per piantarsi da qualche parte. L’importante è comprendere che la diversità è sempre un valore e una ricchezza. Pensi che io sono un musulmano che ha imparato a parlare l’italiano ascoltando Radio Maria! Sono africano, ma sono anche italiano: in un festival di cortometraggio a Zurigo mi è capitato di rappresentare l’Italia recitando Dante per una comunità emigrante del posto. Vederli piangere di fronte alla mia interpretazione è stata una soddisfazione delle più profonde.

Perché parlare di queste tematiche attraverso il teatro?

Il teatro è dotato di un’immediatezza capace di farti arrivare direttamente al pubblico, sul palcoscenico posso trasformarmi da “vu cumprà” a “vu pensà”. Ma non importa tanto il mezzo, quanto il farsi protagonisti del cambiamento in prima persona, con passione e professionalità.

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