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La luna incandescente di una luce di sangue fa rivivere le nostre leggende

Eventi atmosferici e tradizioni si mescolano in una notte magica

Un’antica leggenda Biellese racconta che nel 1200 vivesse al Vernato una famigliola composta da madre, padre e due figli: Fiorino e la bellissima Ginevra. Il padre gestiva una trattoria in cui lavorava anche Ginevra ed ogni viandante, che passava di lì e la vedeva, si innamorava di lei. Accadde che un giorno si presentò alla locanda un uomo, piccolo, gobbo e con un viso orrendo, anche costui, ovviamente, appena vide Ginevra se ne innamorò. Subito cominciò a corteggiarla, ma la ragazza lo rifiutò decisa, sperando che se ne andasse via il prima possibile. Ma quest’uomo, che in realtà era un potente mago di nome Mirminkul, non voleva rinunciare a lei, ne era innamorato e, presto o tardi, l’avrebbe avuta in sposa. Un giorno, però, il destino ci mise lo zampino e aiutò il potente mago, infatti, mentre Mirminkul stava tornando verso casa, udì un lamento provenire da un buco, era Fiorino, il fratello di Ginevra, che accidentalmente era caduto in una pozza e il fango stava rischiando di affogarlo. Il ragazzo urlò disperato all’uomo di aiutarlo, ma questo chiese in cambio del suo aiuto la mano della sorella. Dopo aver tentato invano di dissuaderlo dal suo desiderio, Fiorino dovette promettere che Ginevra sarebbe diventata la sua sposa. Quando il ragazzo, tratto in salvo, raccontò tutto a Ginevra, questa scappò, ma, ormai, lei apparteneva al mago ed era sua prigioniera. Fu così che riapparve di fronte alla sua famiglia per un’ultima volta ancora, solo per dire che sarebbe tornata quando si fossero avverate queste tre profezie:

“La locanda dovrà essere distrutta”, “La mia famiglia dovrà essere dispersa” e “Il cielo di Biella dovrà apparire di notte incandescente di una luce di sangue”.

Due delle profezie si sono avverate diversi secoli fa e l’ultima si è avverata venerdì quando l’eclissi ha trasformato la luna in una palla di fuoco, chissà che adesso non ritorni veramente la bella Ginevra.

 

Foto di Paolo Rosazza

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