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I biellesi applaudono i temerari dell’aria

Ritornano oggi sulla Nuova Provincia di Biella le pagine di storia locale di Rolando Magliola. La puntata odierna rievoca la nascita dell'Associazione biellese di paracadutismo e la grande manifestazione avvenuta nel 1952  sul campo di aviazione di Gaglianico.

Ritornano oggi sulla Nuova Provincia di Biella le pagine di storia locale di Rolando Magliola. La puntata odierna rievoca la nascita dell’Associazione biellese di paracadutismo e la grande manifestazione avvenuta nel 1952  sul campo di aviazione di Gaglianico.

Ritornano oggi sulla Nuova Provincia di Biella le pagine di storia locale di Rolando Magliola. La puntata odierna rievoca la nascita dell’Associazione biellese di paracadutismo e la grande manifestazione avvenuta nel 1952  sul campo di aviazione di Gaglianico.

La manifestazione aero-paracadutistica scrive Magliola -, alla cui riuscita contribuì l’Aereo Club di Biella, entrò nel vivo nel tardo pomeriggio di domenica 8 giugno 1952, quando sul campo di aviazione di Gaglianico ebbero inizio i lanci degli “arditi dell’aria”: «La giornata, calda e bellissima, – commentò “il Biellese” (10.06.1952) – ha favorito questa manifestazione che la Associazione Paracadutisti Biellese […] ha organizzato alla perfezione. Un pubblico entusiasta e numeroso era presente, dimostrando chiaramente che la passione per questo pericoloso genere di sport è tutt’altro che sopita».

Tra gli ospiti illustri spiccavano il ministro Giuseppe Pella e il sindaco di Biella Bruno Blotto Baldo, oltre a «migliaia di persone dietro le staccionate, belle ragazze presso i tavoli del bar sparsi sul prato, fotografi in quantità, operatori cinematografici» (“Eco di Biella”, 09.06.1952). Il primo a lanciarsi fu Franco Bozia, che recava con sé il nuovo gagliardetto dell’Associazione; nel cielo di Gaglianico apparve poi un S.M. 82 decollato da Torino, dal quale si lanciarono prima diciassette paracadutisti da una altezza compresa tra i 250 e i 300mt, quindi Armando Picozzi, la cui esibizione fu funestata (fortunatamente senza conseguenze) dalla rottura del meccanismo del paracadute: lanciatosi da quota 800mt, fu sospinto dal vento e costretto ad atterrare nel giardino del Castello Trossi. Gli spettatori presenti rimasero con il fiato sospeso anche durante il lancio di Giuseppe Gravone: «[…] solo ad una ventina di metri (e forse nemmeno), quando già il pubblico stava per urlare, Gravone spiegò al completo il paracadute, evitando per una frazione di secondo di massacrarsi al suolo».

A concludere la serie di esibizioni furono gli assi Elio Cavatorta, Pietro Persevalli e Sauro Rinaldi; quest’ultimo, lanciatosi in caduta libera da quota 2000mt, con una torcia che sprigionava una densa scia di fumo, dovette fronteggiare un malfunzionamento del paracadute, che si aprì quando il suolo distava ormai solo 70 metri: «La gente, sotto, respirò iniziando subito dopo ad applaudire freneticamente».

rolando.magliola@gmail.com

La versione completa dell’articolo è pubblicata sulla Nuova Provincia di Biella in edicola oggi a solo 1,20 euro

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