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Anche a Strona si recitava la Passione di Cristo

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Se la rappresentazione più famosa della “Passione di Cristo” è senza dubbio quella di Sordevolo, Adalgisa Manza, indagando la tradizione del dramma sacro nel Biellese con particolare attenzione proprio alla “Passione”, ha individuato almeno altri otto centri in cui essa fu portata sulla scena.

«Nel Biellese – scriveva nei primi anni Ottanta del secolo scorso Mario Scarzella (“Antiche consuetudini e tradizioni biellesi, l’artigianato, le antiche strade: immagini del vecchio Biellese”, vol. 2, Libreria V. Giovannacci, Biella 1983) – per una lunghissima serie di anni si è perpetuata la tradizione della drammatica sacra»; rappresentazioni quali “Il Gelindo”, “La strage degli innocenti”, “I Re Magi”, “Il figliol prodigo”, “Il giudizio Universale”, “La Passione di Cristo”,  portati in scena a Mosso Santa Maria, Bulliana, Crevacuore, Ponderano, Sordevolo, Mongrando, Graglia, coinvolgevano la popolazione e riscuotevano l’apprezzamento del pubblico, che accorreva numeroso anche dai centri limitrofi. Nel corso dei decenni tale tradizione si è tuttavia gradualmente affievolita, sino a scomparire quasi del tutto: «[…] per la mancanza di quelle condizioni di spirito che tali iniziative richiedono – ha spiegato Scarzella – o forse […] per la competizione per i ruoli delle parti non trasmesse ereditariamente, ma anche per il livello culturalmente più basso, capace soltanto di soddisfare un pubblico dei paesi vicini ed anche per mancanza di mezzi, la tradizione, dopo un tempo non molto lungo, è venuta meno e poco risultato hanno dato i tentativi anche recenti di farla risorgere».

Se la rappresentazione più famosa della “Passione di Cristo” è senza dubbio quella di Sordevolo, Adalgisa Manza, indagando la tradizione del dramma sacro nel Biellese con particolare attenzione proprio alla “Passione”, ha individuato almeno altri otto centri in cui essa fu portata sulla scena. A Occhieppo Superiore ci fu un’unica edizione nel 1885, recitata da «una grande società di 45 giovani e 6 figliole» (M. Scarzella); a Mezzana Mortigliengo, la “Passione” fu rappresentata otto volte tra il 1858 e il 1895, per essere poi abbandonata dal momento che «la tradizione non scaturì da una propensione nativa, ma sorse come emulazione, si resse per la rispondenza di essa all’interesse regionale di quel tempo, cadde – ed era inevitabile – quando vennero a mancare gli uomini che l’avevano voluta e attuata» (A. Manza, “Le rappresentazioni sacre nel Biellese”, Vita e pensiero, Milano 1955); a Mongrando il dramma sacro fu presentato nel 1895 sulla base del testo della compagnia del Gonfalone di Roma «con numerose varianti ed aggiunte» (M. Scarzella); a Portula, a recitare la “Passione” per la prima volta nel 1821 furono «50 giovani. Il ricavato di lire centoventuno e soldi due è servito a costituire un ottavario in suffragio dei defunti che si celebrava dal sabato durante l’ottavario dell’epifania sino alla domenica dopo» (M. Scarzella). La Manza ha segnalato la presenza di richiami al dramma sacro anche nelle processioni commemorative della Via Crucis di Andorno e di Valdengo – «Due processioni, due episodi della divina tragedia del Calvario, che fanno parzialmente rivivere […] due indimenticabili scene della Passione sordevolese, le più adatte ad una realizzazione isolata, a carattere processionale» – così come in quella di Bulliana (Trivero) – «Nella giornata del Venerdì Santo lungo la strada che da tale comune sale al santuario della B.V. della Brughiera, sostando presso i piloni che segnano le quattordici stazioni, il popolo fedele trova nella cornice suggestiva della natura quella forma di ambientale realtà, che l’aiuta a rivivere l’ascesa faticosa di Gesù al monte della sua immolazione redentrice».

Infine la “Passione di Cristo” di Strona, recitata dagli attori della locale società filodrammatica. La rappresentazione andò in scena per sei  domeniche consecutive, dal 14 maggio al 18 giugno 1950: «Viva è l’attesa – annunciò “il Biellese” (09.05.1950) – in tutta la vallata dello Strona, per le imminenti rappresentazioni del divino dramma del Calvario “La Passione di N. S. Gesù Cristo”, che si succederanno nel Teatro Sociale di Strona […]. Nell’allestimento delle rappresentazioni che devono rievocare l’evento culminante di tutta la storia dell’umanità, organizzatori e interpreti si sono prefissi di raggiungere tanto una recitazione aderente al testo efficace e sentita quanto una presentazione degna per lo studio dei costumi, la illuminazione delle scene e le luci, la ambientazione». L’opera, della durata di circa tre ore, era suddivisa in dieci quadri; gli scenari erano stati pregevolmente realizzati dal pittore Giovanni Bozzalla mentre per attenuare «certi aspetti della scena, avvolgendo attori e pubblico come in un mistico nimbo di mistero» (“il Biellese”, 16.05.1950) si era fatto ricorso a un velo di seta di oltre 30m². Per pubblicizzare l’evento fu impiegato anche un aereo, che sorvolò la Valle Strona e le valli confinanti lanciando centinaia di manifestini su cui era stato stampato il programma.

Su  “Eco di Biella” del 25 maggio 1950 il direttore Germano Caselli, che nel 1934 aveva pubblicato su “L’Osservatore romano” una serie di corrispondenze sulla “Passione di Sordevolo” ed era quindi in grado di esprimere un giudizio autorevole in tema di dramma sacro, aprì il suo intervento mettendo a confronto le due rappresentazioni: «La contemporaneità delle recite della “Passione” al Teatro Sociale di Strona non deve indurre nell’idea che si tratti press’a poco della stessa cosa che a Sordevolo. Di comune, questi due spettacoli, non hanno che il tema. A Sordevolo siamo in piena rappresentazione sacra antica, inscenata all’aperto, mentre a Strona siamo nel dramma sacro moderno recitato sopra un palcoscenico con tutti gli accorgimenti di luci e di scenari che il palcoscenico offre. Gli attori di Sordevolo non sono tali: son gente che continua una tradizione paesana ripetendo dei tipi consolidati dal tempo. […] A Strona troviamo invece gli attori di una filodrammatica, fra le più attive e affiatate della nostra regione, che affrontano questo dramma sacro con il preciso scopo di risolverlo, nei limiti delle proprie possibilità, in spettacolo di arte drammatica». Seguiva quindi un elogio della bravura e dell’impegno degli attori, in primo luogo di Mario Pierozzi, presidente della filodrammatica e interprete di Cristo, nonché regista, truccatore e attrezzista dello spettacolo: «È, mi dicono, un semplice falegname, ed è, dico io, un artista con l’anima, il cuore, l’entusiasmo che si addicono ad un artista»; degni di plauso erano anche gli altri interpreti, «ad incominciare da quella vibrante creatura che è Letizia Cesa, pervasi dello stesso amore e dello stesso entusiasmo […] Pierino Pichetti è un Giuda di grande efficacia, solenne Silvio Sola nella parte di Caifa, sobrio Pietro Morichini nella parte di Pilato. Letizia Cesa è Procula e la impersona magistralmente così come Giovannina Sacchini impersona trepida e affettuosa la Madre di Gesù». Il risultato era quindi «uno spettacolo davvero considerevole, che raggiunge, in alcuni dei suoi quadri, effetti di vero valore artistico. Uno spettacolo del genere ce lo offriva […] il povero Mozzato [Umberto, 1879–1947, attore celebre per l’interpretazione del “Dramma di Cristo”] […]; ma il suo complesso non ha certo mai raggiunto la fusione e la delicatezza dell’Ultima Cena, e l’intensa commozione della Salita al Calvario e della Deposizione di questa edizione stronese che, pure, è affidata a dei semplici filodrammatici».

La rappresentazione si concluse domenica 18 giugno con due recite, una diurna e una serale: a quest’ultima assistette l’on. Oscar Luigi Scalfaro, il quale espresse «il suo entusiasmo, la sua ammirazione ai nostri filodrammatici che sanno interpretare le difficili parti con un sentimento profondamente cristiano» (“il Biellese”, 20.06.1950); a complimentarsi con gli attori stronesi furono anche i “rivali” di Sordevolo Sisto Pivano e la moglie, interpreti di Cristo e della Madonna.

Il bilancio della “Passione” di Strona fu del tutto positivo, sia in termini di partecipazione di pubblico sia nei commenti della critica: «Né la coincidenza con le recite di Sordevolo è servita – come qualcuno temeva – ad attenuarlo – affermò “Eco di Biella” (15.06.1950), aggiungendo un auspicio destinato purtroppo a non avverarsi – quest’anno Strona ha gettato le basi di una tradizione che ci auguriamo solida e duratura».

rolando.magliola@gmail.com

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