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A Oropa una rappresentazione scritta da Sartre

Questa sera  alle ore 21 nella Basilica Antica del Santuario di Oropa sarà rappresentato "Bariona o il Figlio del Tuono", racconto scritto da Sartre nel Natale del 1940 per i suoi compagni di prigionia nel campo di Treviri.

Questa sera  alle ore 21 nella Basilica Antica del Santuario di Oropa sarà rappresentato “Bariona o il Figlio del Tuono”, racconto scritto da Sartre nel Natale del 1940 per i suoi compagni di prigionia nel campo di Treviri.

Questa sera  alle ore 21 nella Basilica Antica del Santuario di Oropa sarà rappresentato “Bariona o il Figlio del Tuono”, racconto scritto da Sartre nel Natale del 1940 per i suoi compagni di prigionia nel campo di Treviri: una vera e propria eccezione nel panorama delle opere letterarie e filosofiche di Sartre, non soltanto per il soggetto sacro, ma anche per il particolare contesto nel quale venne prodotta.

Internato per ragioni politiche nel campo di concentramento tedesco di Treviri all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Sartre scrive su richiesta di alcuni gesuiti un testo sulla speranza, da rappresentarsi nel campo per Natale.

Nasce così questo lavoro teatrale ambientato in Palestina ai tempi della nascita di Gesù. Il capo villaggio Bariona riceve da parte del sovrintendente romano la notizia dell’ennesimo pesante aumento delle tasse. E’ qui che inizia la discesa di Bariona nella più cupa e autodistruttiva disperazione perché, appunto, la “vera dignità dell’uomo è nella sua disperazione”. Tutti l’abbandonano per andare a verificare la strana notizia che nel frattempo si è diffusa: la nascita di Cristo. Bariona decide allora di uccidere il bambino, cosa che non farà e per ragioni tutt’altro che intellettuali – come ci si sarebbe potuto aspettare da Sartre -: ma perché vede e si stupisce per qualcosa di  totalmente a lui sconosciuto: la speranza, la speranza negli occhi di Giuseppe.

 

Lo spettacolo è una continua sorpresa: in negativo per la determinazione depressiva del protagonista genialmente espressa dall’autore; in positivo per le meravigliose e liberanti parole di Baldassarre, che  generano una crepa nelle convinzioni del protagonista. Un testo sempre più attuale che narra della disperazione e della speranza che è fuori di noi.

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