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“No al Tfr in busta paga”

Gli artigiani della Cna si schierano contro il progetto di Matteo Renzi di inserire in busta paga anche la quota di Tfr, il trattamento di fine rapporto.

Gli artigiani della Cna si schierano contro il progetto di Matteo Renzi di inserire in busta paga anche la quota di Tfr, il trattamento di fine rapporto.

Gli artigiani della Cna si schierano contro il progetto di Matteo Renzi di inserire in busta paga anche la quota di Tfr, il trattamento di fine rapporto.

«In questa fase di perduranti difficoltà per il nostro sistema produttivo – si legge in un comunicato dell’associazione –  è impensabile che le piccole imprese possano sostenere ulteriori sforzi finanziari, come quello di anticipare mensilmente parte  del Tfr ai dipendenti. Dopo aver subito, soltanto nell’ultimo anno, una contrazione del credito erogato dal sistema bancario del 5,2%, pari a oltre 8 miliardi di euro, ora alle piccole imprese verrebbe chiesto di erogare diversi miliardi in anticipazione del Tfr.

Il rischio, secondo la Cna, è la chiusura di altre migliaia di piccole aziende: «Siamo di fronte alla ‘misura perfetta’, se si vuol dare una mano a far chiudere decine di migliaia di piccole imprese che stanno resistendo stremate da 6 anni di crisi e difendono in tal modo migliaia di posti di lavoro.

Giorgio Merletti, presidente di turno di Rete Imprese Italia, esprime forti preoccupazioni sull’ipotesi avanzata dal Governo di inserire nella Legge di stabilità una misura finalizzata ad anticipare il 50% del versamento del Tfr ai lavoratori del settore privato. Secondo il presidente Merletti “per i lavoratori il Tfr è salario differito, per le imprese un debito a lunga scadenza. Non si possono chiamare le imprese ad indebitarsi per sostenere i consumi dei propri dipendenti e va sottolineato infine che il trasferimento di tutto il Tfr, o di una parte di esso, nelle buste paga significa azzerare la possibilità, per moltissimi lavoratori, di costruire una previdenza integrativa dignitosa».

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