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Il biellese Bonifacio alla guida dei giovani di Ance Piemonte

Andrea Bonifacio, 36 anni, titolare dell'impresa edile che porta il nome di famiglia e che ha sede a Candelo, è stato eletto presidente del Gruppo Giovani regionale di Ance Piemonte, l'associazione che raggruppa i giovani imprenditori del settore edile. Venerdì ha già partecipato, nella sua nuova veste, all'assemblea nazionale di Roma.

Andrea Bonifacio, 36 anni, titolare dell’impresa edile che porta il nome di famiglia e che ha sede a Candelo, è stato eletto presidente del Gruppo Giovani regionale di Ance Piemonte, l’associazione che raggruppa i giovani imprenditori del settore edile. Venerdì ha già partecipato, nella sua nuova veste, all’assemblea nazionale di Roma.

Andrea Bonifacio, 36 anni, titolare dell’impresa edile che porta il nome di famiglia e che ha sede a Candelo, è stato eletto presidente del Gruppo Giovani regionale di Ance Piemonte, l’associazione che raggruppa i giovani imprenditori del settore edile. Venerdì ha già partecipato, nella sua nuova veste, all’assemblea nazionale di Roma. 

«L’edilizia da troppo tempo versa in una crisi che ha bruciato capitali, aziende e posti di lavoro. La nostra regione è stata tra le più colpite e, se si vuole, la situazione Biellese è ancora più grave».

La recessione economica, iniziata nel 2008, ha colpito una provincia che già dagli inizi del 2000 stava cercando di superare le difficoltà legate alla mono industria del tessile che per cercare di sopravvivere aveva delocalizzato diverse produzioni.  Come fare per ripartire? Andrea Bonifacio lancia una provocazione ai sindaci che saranno eletti la prossima domenica: «Per i cinque anni del loro mandato rinuncino agli oneri di costruzione e di urbanizzazione. Una misura di questo genere incentiverebbe non poco l’edilizia privata. Si tornerebbe a costruire e ne potrebbero essere avvantaggiate le giovani famiglie. Nel lungo termine i vantaggi tornerebbero anche ai comuni stessi attraverso l’economia che una tenuta, se non un incremento della popolazione, comunque porta».

Edilizia privata che non può prescindere anche dalle ristrutturazioni fatte in chiave di ottenere un risparmio energetico ed una maggior sostenibilità ambientale. Un capitolo a sé lo merita il problema del credito: «Ci sono casi in cui le nostre imprese vincono appalti e commesse finanziati da fondi pubblici od europei. Si sa che in questi casi, anche se non dovrebbe essere così,  possono passare diversi mesi o anni, prima che vengano erogati. Bene la banche dovrebbero considerare quei bandi stessi dei titoli di credito, della garanzie».

E poi c’è la questione dell’edilizia pubblica:«Le amministrazioni devono poter tornare a spendere, molti comuni hanno i conti in regola. Non possono essere bloccati. La manutenzione dell’esistente e la costruzione di nuove infrastrutture sono degli investimenti per il futuro, non è spesa improduttiva».

La speranza è quindi l’allentamento del patto di stabilità. Bonifacio chiede poi un rapporto alla pari con la pubblica amministrazione:«Quando ci assegna un appalto e in corso d’opera non paga per l’avanzamento lavori, non può poi pretendere penali per il ritardo con cui il cantiere viene portato a termine».

Ad affiancare Bonifacio ci sarà una squadra di tre vicepresidenti con deleghe all’edilizia privata, a quella pubblica, alla sicurezza ed al sistema finanziario. Entro luglio le nomine.

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