La Provincia di Biella > Economia > Cassa integrazione, è record nel Biellese
Economia Biella -

Cassa integrazione, è record nel Biellese

Ogni tanto un record positivo: nel 2015 Biella è stata la provincia piemontese dove la cassa integrazione ha subito la flessione maggiore con un meno 42 per cento rispetto all’anno precedente.

Ogni tanto un record positivo: nel 2015 Biella è stata la provincia piemontese dove la cassa integrazione ha subito la flessione maggiore con un meno 42 per cento rispetto all’anno precedente.

Ogni tanto un record positivo: nel 2015 Biella è stata la provincia piemontese dove la cassa integrazione ha subito la flessione maggiore con un meno 42 per cento rispetto all’anno precedente. Questo è quanto  emerge dal rapporto annuale della Uil con Torino che si conferma la provincia più cassaintegrata d’Italia con 47.040.723 ore complessivamente richieste, seguita da Roma (40.096.538), Milano (37.443.103) e Brescia (34.920.290). Tra le altre province cassa integrazione in progressiva riduzione con Biella, appunto, che fa segnare una diminuzione del 42,6 per cento, seguita da Cuneo (-36,3), Novara (-26,9), Vercelli (-26,5), Vco (-22,4) e Alessandria (-15). In controtendenza solo Asti, dove è stato registrato un aumento delle richieste pari al 7,8 per cento.
Per quanto concerne i settori produttivi, le domande per la cassa integrazione diminuiscono del 31,7 per cento nell’industria del 32,3 nell’edilizia, del 38,4 nel commercio, mentre aumentano del 17,8 per cento negli altri settori.

 

L’anno 2015 ha registrato in Piemonte un calo significativo di ore di cassa integrazione, anche se inferiore al dato nazionale. «I dati positivi dell’Inps  – spiega il segretario regionale della Uil Piemonte Gianni Cortese – sono, in parte, condizionati dal fermo amministrativo per la cassa ordinaria e da quello normativo e finanziario per la cassa in deroga. Le ore richieste lo scorso anno sono, comunque, il 222% in più di quelle del 2008, anno di inizio crisi. E’ evidente che siamo ancora in presenza di una forte selettività degli effetti sulle imprese e sulle persone, che richiederebbero scelte economiche diverse dalle attuali».

Articolo precedente
Articolo precedente