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“Casa di riposo, il Comune non può lavarsene le mani”

Rientrata dopo un periodo di malattia, una donna ha scoperto che il suo posto di lavoro si era "trasferito" a 150 chilometri di distanza. E' questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendo la Cgil a prendere una netta posizione contro quanto sta avvenendo alla casa di riposo di Ronco Biellese.

Rientrata dopo un periodo di malattia, una donna ha scoperto che il suo posto di lavoro si era “trasferito” a 150 chilometri di distanza. E’ questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendo la Cgil a prendere una netta posizione contro quanto sta avvenendo alla casa di riposo di Ronco Biellese.

Rientrata dopo un periodo di malattia, una donna ha scoperto che il suo posto di lavoro si era “trasferito” a 150 chilometri da casa sua.

E’ questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, spingendo la Cgil a prendere una netta posizione contro quanto sta avvenendo alla casa di riposo di Ronco Biellese.

“Il Comune di Ronco ha recentemente deciso di darla in gestione a terzi, per un periodo di 20 anni. L’appalto è stato vinto da “Sereni Orizzonti” di Udine, con l’obbligo di assumere tutto il personale dipendente. E’ successo invece che ad una lavoratrice al rientro da una malattia è stato comunicato che non aveva più il suo posto di lavoro e la sola alternativa è rappresentata da un lavoro a tempo pieno in una struttura sita a Carmagnola, distante ben 150 chilometri da Biella. Per la lavoratrice, con stipendio netto di 900 euro l’offerta è irricevibile”.

Il sindacato sottolinea, inoltre, che pur di mantere il proprio posto a Ronco, i lavoratori si sono dichiarati disponibili a sacrifici di natura economica.

“Avvieremo – continuano dalla Cgil – le azioni possibili per difendere la lavoratrice dalle logiche di puro profitto che sottendono alla decisione della “Sereni Orizzonti”. Quello che va sottolineato è che il Comune di Ronco non può limitarsi a scaricare le responsabilità sulla nuova gestione”.

Una nuova gestione affidata ai privati a causa dell’impossibilità per l’amministrazione comunale – legata, tanto per cambiare, ai vincoli imposti dal patto di stabilità – di farsi carico delle spese di manutenzione straordinarie.

“In passato – è la conclusione del comunicato – tanti, forse troppi Comuni, hanno scelto la Casa di Riposo (una per ogni campanile), senza preoccuparsi adeguatamente delle prospettive e delle conseguenze finanziarie di strutture destinate a crescere nei costi. Adesso, in condizioni finanziarie peggiorate, non si può scaricare al migliore o più disponibile offerente la Casa di Riposo, senza farsi carico delle conseguenze e delle responsabilità di partenza. Quindi il passaggio di gestione andrebbe trattato tenendo conto che si passano di mano persone e non carichi di patate. E’ troppo chiedere a un ente pubblico un comportamento guidato da un principio di etica sociale?”.

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