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Asti vuole tutta la Biverbanca

La Fondazione Cassa di Risparmio di Biella potrebbe cedere ad Asti il 34 per cento delle quote detenute in Biverbanca.  Una trattativa è in corso da qualche settimana, da quando il presidente della Fondazione, Luigi Squillario, ha lanciato alla Cassa di Risparmio di Asti, del cui gruppo la banca biellese fa parte, una provocazione: se non ci volete come soci attivi, comprateci.  

La Fondazione Cassa di Risparmio di Biella potrebbe cedere ad Asti il 34 per cento delle quote detenute in Biverbanca.  Una trattativa è in corso da qualche settimana, da quando il presidente della Fondazione, Luigi Squillario, ha lanciato alla Cassa di Risparmio di Asti, del cui gruppo la banca biellese fa parte, una provocazione: se non ci volete come soci attivi, comprateci. 
 

La Fondazione Cassa di Risparmio di Biella potrebbe cedere ad Asti il 34 per cento delle quote detenute in Biverbanca.  Una trattativa è in corso da qualche settimana, da quando il presidente della Fondazione, Luigi Squillario, esasperato dall’esclusione della Fondazione stessa dagli organi di governo e dalla possibilità di incidere nelle politiche del credito di Biverbanca, ha lanciato alla Cassa di Risparmio di Asti, del cui gruppo la banca biellese fa parte, una provocazione: se non ci volete come soci attivi, comprateci.
 Una mossa da giocatore di poker?  Forse.  Gli astigiani però, che nel frattempo (è cosa di questi giorni) hanno cambiato nome e logo in Banca di Asti a conferma di quella metamorfosi che Squillario paventava e aveva denunciato, hanno “visto”, formulando un’offerta a cui, si dice negli ambienti della Fondazione, “è difficile dire di no”.  Si tratterebbe di un pacco di milioni (120-140) con cui la Fondazione rafforzerebbe il proprio patrimonio che, investito e messo a reddito, fornisce le risorse con cui finanziare gli interventi sul territorio.

 

 

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