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«I trent’anni di pena per Dimitri? Sono soddisfatto, spero li sconti»

Fabrizio Preti, papà di Erika, ha commentato la sentenza di primo grado

«I trent’anni di pena per Dimitri? Sono soddisfatto, spero li sconti»
La condanna
«I trent’anni dati a Dimitri? Sono soddisfatto, spero che li sconti».
Fabrizio Preti ha accolto in questo modo la sentenza di primo grado del processo nei confronti di Dimitri Fricano, responsabile della morte di sua figlia, Erika Preti, che all’epoca era la sua fidanzata.
Il papà di Erika nei giorni scorsi ha fatto un’eccezione, rompendo il silenzio e la riservatezza con cui lui e Tiziana Suman, madre della ragazza, hanno vissuto il processo per omicidio volontario. Lo ha rotto per rispondere alle domande della giornalista Katia Raco. L’intervista è andata in onda su TeleBiella.
«Sono soddisfatto – ha spiegato davanti alla telecamera – perché hanno lavorato tutti molto bene sia il nostro avvocato, che il piemme e il giudice».
Il timore era che venisse accolta la tesi della parziale incapacità di volere al momento del delitto.
«Meno male, non è avvenuto – ha commentato – i periti si sono mossi molto bene. Gli è stato dato il massimo della pena. Pensavamo che gli avrebbero fatto qualche sconto, invece il giudice ha capito la gravità di quello che ha fatto Dimitri».
La speranza di pretiè che la condanna a trent’anni venga confermata anche in un eventuale appello: «Io sconti non ne ho – ha detto ancora a TeleBiella -, la mia bambina la vedo dappertutto e mi manca».
Un’assenza terribile e incolmabile, quella di Erika. Tuttavia la sua famiglia ha potuto contare su un’intera comunità che le si è stretta attorno: quella di Pralungo.
Preti, a questo proposito, ha colto l’occasione per ringraziare tutte le persone che gli sono vicini e che si sono mossi per loro. A partire dal sindaco.
«Non ho mai più rivisto Dimitri – sono le ultime parole dell’intervista -, soltanto quel giorno all’ospedale, dieci minuti. Il perdono? Per adesso non mi passa nemmeno per la testa. Il male che ha fatto a mia figlia è troppo. Adesso non si può parlare di perdono».

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