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Tre anni fa se ne andava l’appuntato scelto Cattani

Il carabiniere biellese fu ucciso dall'uranio impoverito

alberto cattani

Tre anni sono passati. Trentasei lunghi mesi, eppure il ricordo di Alberto Cattani è più vivo che mai nel cuore dei familiari, dei colleghi e dei tanti amici che hanno avuto modo di apprezzarlo nel corso dei tanti anni vissuti nel Biellese.

Il 5 febbraio la resa del militare biellese

Il 5 febbraio del 2016 si spegneva l’appuntato scelto dei carabinieri, al termine di una lunga guerra contro un male che lo affliggeva da quasi tre anni. Provocato dall’esposizione all’uranio impoverito, come riconosciuto dal giudice del lavoro nel 2017. Aveva soltanto 45 anni.

Lo ricordiamo con un estratto dell’intervista fatta al suocero, Giovanni, due anni fa.

«Ci manca tanto – sono le parole del suocero Giovanni -, il dolore per la sua scomparsa non passerà mai. Non doveva fare una fine del genere. Quello che ci ha consolato, in questi mesi, è stata la vicinanza dei suoi amici e dei suoi colleghi. Non ci hanno mai lasciati soli».

Mesi in cui la famiglia di Alberto Cattani ha cercato risposte alla sua morte, avvenuta a soli 45 anni, per un male che potrebbe essere stato provocato dall’esposizione all’uranio impoverito durante il periodo trascorso nella ex Jugoslavia. Una missione alla quale aveva partecipato perché sentiva di avere la possibilità e il dovere di rendersi utile. Cattani desiderava sentirsi parte di qualcosa di più grande.

«Noi eravamo contrari – ricorda ancora il suocero -, non volevamo che corresse pericoli. C’erano i cecchini che sparavano laggiù, era una situazione terribile in quelle zone. Ma lui voleva partire, lo sentiva come un dovere, sperava di poter dare una mano. Voleva davvero rendersi utile concretamente».

alberto cattani «Andava d’accordo con tutti – continua il suocero ricordandone la figura -, era un buono. Sempre disponibile e con la battuta pronta, da buon emiliano. Era anche un carabiniere vecchio stampo, uno d’azione. Per me era come un figlio, l’avevamo accettato subito nella nostra famiglia».

All’epoca della missione, come detto, nessuno voleva che partisse. Per convincere i familiari preoccupati, Cattani assicurò che sarebbe tornato. Se necessario, avrebbe anche schivato le pallottole, promise. E in effetti mantenne la parola, evitò le pallottole e tornò dalla moglie Alessandra e dal figlio. Però non aveva fatto i conti con un nemico ben più subdolo e sconosciuto che si sarebbe fatto avanti solo diversi anni più tardi. Affrontò anche quest’ultima battaglia come sempre aveva fatto: con tutte le energie che gli rimanevano e senza mai perdere la speranza. Alla fine, però, fu costretto ad arrendersi.

“Ci hai amati dandoci il meglio. Grazie per sempre”

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