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Scandalo forno Crematorio, indagato anche Marco Ravetti fratello di Alessandro

Le indagini proseguono

Scandalo forno Crematorio, indagato anche Marco Ravetti fratello di Alessandro.

Proseguono le indagini

Oltre agli arrestati Alessandro Ravetti e Claudio Feletti, ci sono altre persone iscritte nel registro degli indagati per lo scandalo del forno crematorio. Tra questi spicca il nome di Marco Ravetti, fratello più giovane dell’amministratore delegato della Socrebi, la società che gestisce il tempio crematorio di Biella. Oltre a lui ci sarebbero anche due operatori della Seab che avrebbero accettato denaro per chiudere un’occhio consentendo lo smaltimento delle ceneri in discarica.Nei prossimi giorni inizieranno gli interrogatori delle persone coinvolte. Questa mattina invece verranno sentiti i due arrestati.

Una storia terribile
Bare smontate per eliminare lo zinco, più salme bruciate contemporaneamente, ossa schiacciate con una pala per facilitare le operazioni: tutto per diminuire costi e tempi ed eseguire il maggior numero di cremazioni.
Una “lugubre catena di montaggio della morte a scopo di lucro”.
Così il procuratore della Repubblica Teresa Angela Camelio ha definito quanto emerso nel corso dell’indagine sul forno crematorio, clamorosamente venuta alla luce l’altra mattina.

Il blitz

Il blitz, il sequestro e i due arresti sono soltanto la punta dell’iceberg di un’inchiesta complessa e ancora in corso che vede diverse altre persone indagate.
In Procura sono stati presentati i risultati di questa prima fase dell’indagine. Ai due uomini per i quali è stata disposta la custodia cautelare in carcere – l’amministratore delegato della Socrebi Srl, Alessandro Ravetti, e un dipendente, Claudio Feletti – vengono contestati a vario titolo i reati di distruzione, sottrazione e soppressione di cadavere e violazione di sepolcro. Il giovane titolare, inoltre, è indagato per istigazione alla corruzione.

Gestione pericolosa dei rifiuti

Contestata anche la gestione pericolosa di rifiuti aggravata, che sarebbe avvenuta a partire dal 20 settembre 2018.
Tutto sarebbe iniziato quando il tempio ha acquisito competenza extraregionale, vale a dire dall’entrata in vigore del “Progetto Pegaso”, nel 2017. Una novità che ha fatto registrare un incremento del 441% delle cremazioni e che, secondo gli inquirenti, ha portato a cambiare le modalità di lavoro.
«Sulla base di quanto acquisito finora – ha spiegato il procuratore –, mentre all’inizio tutto funzionava a regola d’arte, con l’avvio del Progetto Pegaso si è passati da una media di 4-6 cremazioni giornaliere a 15».
Un incremento che rendeva necessario accelerare le operazioni e lavorare a pieno ritmo, fermando gli impianti soltanto per alcune ore di notte. Considerate le variabili, come la grandezza di salma e bara, per bruciare una cassa contenente zinco ci vogliono almeno 120 minuti, mentre per quelle di legno ne bastano 90. Per questo capitava che venissero strappate le parti di zinco delle casse con appositi arnesi, tutti sottoposti a sequestro probatorio: un’ascia, una roncola, due palanchini e una mannaia. Tutto ciò violando le bare secondo l’ipotesi della procura accolta dal Gip.

Come facevano per lavorare e guadagnare di più

Sempre per accorciare i tempi, talvolta si procedeva a vere e proprie cremazioni sommarie «dovendo ricorrere a pale per schiacciare le ossa toraciche», o addirittura a cremazioni doppie, con due casse di legno inserite contemporaneamente. «Ne consegue – è il triste effetto – che a volte le ceneri dei defunti finivano per essere mischiate tra di loro; altre volte, quando non rientravano in un’unica urna cineraria, venivano messe in una sola cassa e disperse destinandole al cassonetto indifferenziata».
E a proposito di “indifferenziata”, sotto sequestro finito un cassone contenente circa 240 chili di cenere e ossa. Ossa che erano ben visibili già aprendo la cassa di cartone.
Per quanto riguarda le parti di zinco dei rivestimenti interni delle bare e degli ossari – la cui bruciatura, come detto, determina un allungamento dei tempi della cremazione, ma anche tempi tecnici morti per operazioni da eseguire a impianto spento, il loro destino poteva essere duplice: se contenevano resti biologici della salma, spesso venivano accantonati fuori dal locale del forno, nel piazzale antistante via dei Tigli, e ricoperti con fiori usati per le onoranze funebri, prima di essere prelevati e destinati in luoghi ancora in fase d’accertamento. Quando “puliti”, invece, venivano accatastati da una parte in attesa di un’altra destinazione ancora da approfondire.

Dettagli macabri

Questi sono solo alcuni dei macabri dettagli rivelati nel corso della conferenza stampa di ieri pomeriggio, alla quale oltre alla procuratrice, hanno preso parte i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria e il tenente colonnello dei carabinieri Igor Infante.
E proprio a loro è andato il ringraziamento della procura, per un’attività iniziata diverse settimana fa, il 20 settembre, con l’apertura di un fascicolo “contro persone note”, e condotta nel massimo riserbo senza coinvolgere nessun altro.
Fin da subito i carabinieri hanno iniziato a tenere d’occhio il tempio crematorio, in particolare nel corso delle poche ore notturne in cui veniva spento. Per registrare quanto accadeva, la procura ha anche concesso l’installazione di apparecchi in grado di realizzare riprese notturne.
Nel corso di queste lunghe notti di osservazione e pedinamento i militari hanno iniziato a prelevare e sequestrare parte del materiale, sostituendolo con della sabbia per non destare sospetti e mettendo a disposizione dell’autorità giudiziaria per una prima analisi del contenuto da parte del consulente tecnico, la dottoressa Cristina Cattaneo.

Un mese di indagini

Un’indagine condotta nel giro di un mese che ha permesso di raccogliere già parecchio materiale, come i filmati in cui si vedono persone spruzzare prodotti sulle casse contenenti i resti per allontanare parassiti e microorganismi e profumare l’ambiente coprendo “gli atroci miasmi che venivano prodotti.
«Quello di questa mattina – ha spiegato la dottoressa Camelio – è stato un momento importante, ma non la tappa finale di un’indagine tuttora in corso. Quanto fatto finora è il frutto di una serrata, capillare e documentata attività condotta nel riserbo più assoluto».

Bloccato l’ampliamento della sruttura

Anche la decisione presa dal consiglio comunale, che nei giorni scorsi ha sospeso la discussione in merito alla realizzazione di una possibile seconda linea del forno, è stata una semplice coincidenza, secondo quanto assicurato dal capo della Procura, che ha detto di esserne venuta a conoscenza dai giornali.
«Gli uomini e le donne della sezione alle mie spalle – ha concluso – hanno svolto un lavoro encomiabile.
E sono fiera anche della presenza del comandante dei carabinieri, che ha offerto il suo aiuto in un’operazione delicatissima di prevenzione, per l’esecuzione dei sequestri e delle misure cautelari. Tutto è stato fatto senza far trapelare nulla, a anche per per poter garantire più possibile il rispetto e la privacy delle vittime secondarie di questa orrenda vicenda».

4 Commenti

  • drago ha detto:

    sono riusciti a rovinare i ricordi di tanta gente che vergogna tutto fatto solo per denaro

  • Pierangela ha detto:

    Maledetto denaro, Alessandro Ravetti, come ha trattato la mia mamma deceduta a gennaio 2018 e non è neanche di quella regione, a chi prego e porto i fiori? Me lo dica. È un vero incubo che porterò per tutta la vita, me l’avete distrutta per la seconda volta. Spero che il carcere distrugga lei

  • Francesca ha detto:

    Spero che la loro vita venga distrutta come loro hanno distrutto le persone che si sono affidate a questo postaccio, e quando moriranno loro avranno lo stesso trattamento venendo buttati nella spazzatura.

  • MARINELLA ha detto:

    CONDIVIDO PIENAMENTE. IO HO PERSO LA MAMMA NEL DICEMBRE 2017, VOLEVA ESSERE CREMATA PER VOLONTA’ SUA, IL MIO PROBLEMA E’ CHE NON SO CHI DEVO PREGARE QUANDO VADO A TROVARLA AL CIMITERO. E’ UNA COSA MOLTO SQUALLIDA…..

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