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Nubifragio, agricoltura in ginocchio

Raccolti perduti, stalle e capannoni scoperchiati e danni gravissimi, con ripercussioni importanti sulle filiere produttive, in primis quella del latte: è pesantissimo il bilancio dei danni provocati dalla tromba d’aria che si è abbattuta lunedì sera nella zona della Bassa biellese.

Raccolti perduti, stalle e capannoni scoperchiati e danni gravissimi, con ripercussioni importanti sulle filiere produttive, in primis quella del latte: è pesantissimo il bilancio dei danni provocati dalla tromba d’aria che si è abbattuta lunedì sera nella zona della Bassa biellese.

Raccolti perduti, stalle e capannoni scoperchiati e danni gravissimi, con ripercussioni importanti sulle filiere produttive, in primis quella del latte: è pesantissimo il bilancio dei danni provocati dalla tromba d’aria che si è abbattuta lunedì sera nella zona della Bassa biellese.

Vento, pioggia e grandine si sono portati via interi raccolti, flagellando grano e triticale pronto alla mietitura e sferzando interi campi di mais, in una situazione delicata come quella del pieno sviluppo colturale. Gravemente compromesse anche le colture di soia. Ma la furia del vento ha finanche sradicato pioppeti e scoperchiato i tetti delle stalle e dei ricoveri delle macchine agricole.

Interessati centinaia di ettari lungo l’arco della pianura biellese, oltre ad alcune aree della bassa Valsesia: La Coldiretti interprovinciale, “ha subito mobilitato i tecnici per i necessari sopralluoghi e il monitoraggio che sta evidenziando la grave portata dell’evento” come evidenziano il presidente e il direttore Paolo Dellarole e il direttore Marco Chiesa.

Numerosi campi di mais – il cui utilizzo è alla base dell’alimentazione dei bovini da latte – sono devastati senza possibilità di recupero dei raccolti, e diverse imprese (anche di considerevoli dimensioni) si troveranno così senza ‘materia prima’ per il trinciato di mais, fondamentale per alimentare le vacche.

“Un vero flagello” spiegano dall’ufficio zona di Coldiretti di Biella: “Verso le 21.30 i tuoni hanno lasciato spazio a vento e grandine, abbattutesi con violenza: in questi casi, purtroppo, non c’è nulla da fare se non contare i danni”.

 I marcati sbalzi termici delle ultime settimane – con temperature diurne vicine ai trenta gradi che incrociano, specie nel pomeriggio, l’aria più fresca che scende dall’arco alpino fino alla pianura biellese e della bassa Valsesia – fanno temere il verificarsi di simili eventi, come appunto accaduto ieri.

“Il rincorrersi di queste perturbazioni dopo i picchi di caldo conferma i cambiamenti climatici in atto che si manifestano proprio con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense con vere e proprie bombe d’acqua, che talvolta ‘girano’ in grandine”.

E non si tratta nemmeno di un fenomeno circoscritto alle sole province di Vercelli e Biella, ma che riguarda la penisola in generale, con una particolare recrudescenza proprio nel settentrione: se nella prima decade di giugno le temperature massime sono risultate superiori di 2 gradi rispetto alla media nazionale del periodo (dati Ucea), nel nord Italia, i livelli massimi sono stati superiori addirittura di 3,1 gradi (nel centro Italia lo scarto è stato di +1,7 e al sud il differenziale era pari a +0,8 gradi). Poi però è arrivata la pioggia accompagnata agli sbalzi tra caldo e freddo: “I nostri campi e i nostri vigneti si trovano in una fase stagionale delicatissima dalla quale dipendono i risultati e le opportunità di lavoro di molte aziende agricole”.

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