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Chiesti tre anni di carcere per il No Tav biellese

C'è anche un giovane biellese tra i 53 imputati a processo per gli scontri avvenuti nel 2011 tra No Tav e forze dell'ordine. Nei giorni scorsi il pubblico ministero Manuela Pedrotti, in un'udienza nell'aula bunker del carcere delle Vallette di Torino, ha chiesto condanne per quasi duecento anni complessivi nei loro confronti.

C’è anche un giovane biellese tra i 53 imputati a processo per gli scontri avvenuti nel 2011 tra No Tav e forze dell’ordine. Nei giorni scorsi il pubblico ministero Manuela Pedrotti, in un’udienza nell’aula bunker del carcere delle Vallette di Torino, ha chiesto condanne per quasi duecento anni complessivi nei loro confronti.

C’è anche un giovane biellese tra i 53 imputati a processo per gli scontri avvenuti nel 2011 tra No Tav e forze dell’ordine.

Nei giorni scorsi il pubblico ministero Manuela Pedrotti, in un’udienza nell’aula bunker del carcere delle Vallette di Torino, ha chiesto condanne per quasi duecento anni complessivi nei loro confronti.

Per quanto invece riguarda l’antagonista biellese, Pietro Giordani, oggi 23 anni, la pena richiesta è di tre anni e due mesi.

Il giudice dovrà esprimersi (la sentenza è prevista per la fine di gennaio) in merito agli scontri del 27 giugno 2011, scoppiati durante lo sgombero da parte delle forze dell’ordine del presidio No Tav alla Maddalena di Chiomonte, e a quelli seguiti alla marcia di protesta del 3 luglio successivo.

Al giovane biellese vengono contestati il lancio di oggetti, forse pietre, all’indirizzo di carabinieri e poliziotti, e il danneggiamento della barriera di recinzioni “betafence” messe a difesa di una centrale idroelettica.

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