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Anche a Biella appalti sospetti

Anche il nostro Biellese non è immune da tale meccanismi sedimentati da anni e anni. Lo dimostrano servizi gestiti dai soliti noti da decenni e diversi casi che ho incontrato lungo il mio cammino cooperativistico. Come quella volta che un’azienda ha vinto pur avendo presentato un progetto che eludeva le prescrizioni grafiche imposte dal Capitolato d’appalto ricavando, in tal modo, molto più spazio per illustrare le proprie modalità operative rispetto alle altre partecipanti che si erano attenute con scrupolo alle disposizioni dei documenti di gara. La commissione in quel caso aveva avuto molta indulgenza, una commissione di cui era parte una persona che per anni aveva lavorato proprio per quella società. A pensare male si fa peccato, dicono, ma dicono anche che raramente si sbaglia...

Anche il nostro Biellese non è immune da tale meccanismi sedimentati da anni e anni. Lo dimostrano servizi gestiti dai soliti noti da decenni e diversi casi che ho incontrato lungo il mio cammino cooperativistico. Come quella volta che un’azienda ha vinto pur avendo presentato un progetto che eludeva le prescrizioni grafiche imposte dal Capitolato d’appalto ricavando, in tal modo, molto più spazio per illustrare le proprie modalità operative rispetto alle altre partecipanti che si erano attenute con scrupolo alle disposizioni dei documenti di gara. La commissione in quel caso aveva avuto molta indulgenza, una commissione di cui era parte una persona che per anni aveva lavorato proprio per quella società. A pensare male si fa peccato, dicono, ma dicono anche che raramente si sbaglia…

Gli scandali legati all’Expo 2015 di Milano o alla costruzione del Mose a Venezia sono più vicini di quanto si possa pensare. Se anche il nostro operoso territorio può vantare qualche caso di dubbia conduzione di gare d’appalto, però, i risvolti che ne possono conseguire sono – ahimè – ben diversi.

Per spiegarmi, permettete una digressione.  Giovedì scorso una delle mie cooperative, Eurotrend Assistenza, si è aggiudicata una gara d’appalto bandita dall’azienda Ulss di Rovigo per la gestione dei servizi scolastici a favore degli alunni portatori di handicap. Valore dell’appalto, compresa l’opzione del rinnovo, circa quattro milioni di euro. A determinare la vittoria è stato un delicato equilibrio tra elemento economico e progetto qualitativo. Se il primo parametro è oggettivo, il secondo è invece alla mercé della discrezionalità della commissione aggiudicatrice. Ciò significa che il progetto tecnico è “l’anello debole” attraverso il quale si accorda la propria preferenza ai partecipanti. Teoricamente, infatti, tale preferenza dovrebbe scaturire da una valutazione obiettiva del progetto.
Nella pratica, non sempre ma spesso e volentieri, la Commissione premia aziende amiche. Un po’ come una professoressa che privilegia il suo “cocco” dandogli un voto più alto rispetto a quelli conseguiti dagli altri compagni di scuola e conferendo sempre e solo a lui il titolo di “capoclasse”. A Rovigo il nostro progetto è stato letto con attenzione permettendoci di conseguire un buon punteggio coronato dalla migliore offerta economica.

Ad aprire le porte a una commissione seria, obiettiva e scevra da pregiudizi di sorta, secondo me, sono stati gli scossoni delle ultime settimane. Un “repulisti” generale che in Veneto, come nel Milanese, ha dato un colpo di spugna a meccanismi di assegnazione di gare d’appalto reiterati nel tempo per pigrizia se non per veri e propri secondi – e individualistici – fini. E che adesso permette a nuove forze, sane e con voglia di fare, di entrare nel territorio.

Anche il nostro Biellese non è immune da tale meccanismi sedimentati da anni e anni. Lo dimostrano servizi gestiti dai soliti noti da decenni e diversi casi che ho incontrato lungo il mio cammino cooperativistico. Come quella volta che un’azienda ha vinto pur avendo presentato un progetto che eludeva le prescrizioni grafiche imposte dal Capitolato d’appalto ricavando, in tal modo, molto più spazio per illustrare le proprie modalità operative rispetto alle altre partecipanti che si erano attenute con scrupolo alle disposizioni dei documenti di gara. La commissione in quel caso aveva avuto molta indulgenza, una commissione di cui era parte una persona che per anni aveva lavorato proprio per quella società. A pensare male si fa peccato, dicono, ma dicono anche che raramente si sbaglia…

Anche chi è del tutto digiuno di gare d’appalto può verificare altri casi piuttosto singolari. Scartabellando su internet si possono trovare le delibere con cui i comuni assegnano i servizi. Si possono trovare anche i nomi dei candidati delle liste a sostegno della giunta in carica. E si può così scoprire che a un parente prossimo di un candidato sono stati assegnati direttamente numerosi lavori. È un problema di coscienza con cui io stesso, avendo un fratello consigliere di maggioranza a Palazzo Oropa, mi sono scontrato per anni e per il quale ho sempre evitato di partecipare a gare d’appalto del territorio. L’assegnazione in via diretta è lecita solo per appalti inferiori a una certa soglia economica? Bene: frammentiamo il lavoro in tante parti, così che ciascuna possa essere affidata direttamente al nostro “cocco”. Come se per fabbricare un’auto costruissimo prima le ruote, poi la scocca, poi la selleria, e poi ancora il motore, la carrozzeria e via di seguito.

Anche a noi servirebbe fare piazza pulita di questi malcostumi. Ma anche se ci riuscissimo, incontreremmo un ostacolo che Milano e Venezia non hanno: l’isolamento infrastrutturale. Senza autostrada e collegamenti ferroviari, quali forze nuove potremmo attrarre? Nessuna. Ecco perché dobbiamo cercare di rompere, tutti insieme, questo meccanismo.
Opportunità e lavoro ci possono ancora essere per tutti, basta avere voglia di rimboccarsi le maniche e smettere di aspettare l’aiuto di amici altolocati.

Francesco Montoro

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