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“Non uccidete il Circolo Sociale”

«Ho sempre considerato quelle sale eleganti come il “salotto della città” per eccellenza. Un luogo dove non si poteva entrare senza cravatta, dove era necessario un certo comportamento e un linguaggio appropriato. Nei giorni scorsi ho sentito della proposta di trasformarlo in ristorante aperto al pubblico e non posso nascondere che mi si è letteralmente accapponata la pelle al pensiero di un tale stravolgimento”.

«Ho sempre considerato quelle sale eleganti come il “salotto della città” per eccellenza. Un luogo dove non si poteva entrare senza cravatta, dove era necessario un certo comportamento e un linguaggio appropriato. Nei giorni scorsi ho sentito della proposta di trasformarlo in ristorante aperto al pubblico e non posso nascondere che mi si è letteralmente accapponata la pelle al pensiero di un tale stravolgimento”.

Per lui il Circolo Sociale è un pò come un figlio. Lo ha fatto crescere e amato giorno dopo giorno per quasi trent’anni. Oggi nel riavvolgere il nastro dei ricordi legati a quel luogo dove ha trascorso gran parte della  della sua vita, gli sale un groppo in gola e gli occhi diventano lucidi. Romeo Girardo,  conosciuto semplicemente come Romeo,  ha 75 anni. Rammenta ancora il suo primo giorno di lavoro nei locali a fianco del teatro, con la stessa emozione che provò nel lontano 1977 quando iniziò la sua avventura. Arrivava da una esperienza ventennale  alla Croce Bianca di Oropa. Ma a Biella ha vissuto gli anni più belli e intensi.

«Ho sempre considerato quelle sale eleganti come il “salotto della città” per eccellenza. Un luogo dove non si poteva entrare senza cravatta, dove era necessario un certo comportamento e un linguaggio appropriato. Nei giorni scorsi ho sentito della proposta di trasformarlo in ristorante aperto al pubblico e non posso nascondere che mi si è letteralmente accapponata la pelle al pensiero di un tale stravolgimento”.

Romeo, infatti, in quel luogo ha vissuto momenti indimenticabili. Ha  accolto e servito personaggi importanti.
“Tanti, tantissimi – afferma – tra questi il presidente Pertini, e anche il re di Tonga. Un’esperienza che porterò sempre nel cuore. Di cui mi commuovo quando ne parlo. Per me che ho vissuto i fastosi tempi della presidenza di Alvigini, e che ho sempre cercato di lavorare in un certo modo, pensare che ad un tratto tutto possa cambiare in modo radicale è un po’ come ricevere un pugno nello stomaco. Nel 2004 me ne sono andato. Avevo voglia di costruire qualcosa di mio. L’ho fatto insieme ad un nipote, Francesco, al Cà d’Gamba di Sordevolo. Un ristorante dove ho cercato di ricreare quell’atmosfera magica del Sociale. Ma oggi ripensando al circolo che ho gestito per trent’anni mi chiedo se quella sia stata la scelta giusta. 

«L’ho lasciato in buone mani – prosegue Romeo -. Gli attuali gestori, che a breve  concluderanno la loro esperienza, erano ragazzi che lavoravano con me. Persone preparate e stimate. Tra un po’ ci sarà un nuovo cambio di gestione, e anche se non spetta a me giudicare,   spero tanto che quella che considero un po’ una mia creatura non venga snaturata”.
    Che Romeo abbia fatto un lavoro esemplare durante la sua permanenza al Sociale non ci sono dubbi. Lo testimoniano i numerosi attestati di riconoscenza che ancora oggi riceve quando incontra i soci del circolo.

«Persone che ho servito per anni e delle quale mi ritengo amico – spiega -. Ho voluto bene a ognuno di loro e in cambio ho ricevuto tanta stima. Molti  sono ancora affezionati clienti e ogni tanto vengono a trovarmi a Sordevolo. Non vi  dico la gioia che provo quando leggo le frasi  mi lasciano sul libretto riservato ai commenti che abbiamo in sala. Per me quello è un eccezionale stimolo ad andare avanti con sempre maggiore entusiasmo”.

Elisabetta Ferrari

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