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“Memorie e Radici – il femminile nell’Europa preistorica”, mostra in città

Organizzata dal Tavolo Femminista BIella

mostra

Il Tavolo Femminista Biella, che fa parte del Coordinamento Antifascista Biella, presenta “Memorie e Radici – il femminile nell’Europa preistorica” a cura dell’artista torinese Paola Bisio, con il patrocinio della Provincia di Biella e in collaborazione con la consigliera delle pari opportunità nell’ambito degli eventi organizzati per il mese di Marzo sul territorio biellese : “ Città per le Donne 2019”.

Chi è l’artista Paola Bisio

Paola Bisio nasce ad Alessandria e successivamente si trasferisce a Torino dove si laurea in architettura presso il Politecnico. Ha seguito lezioni private presso i maestri Francesco Preverino e Cristina Girard. Attualmente vive e lavora a Torino. La sua pittura non è figurativa, ma trova una sua espressività in coerenza con quanto emerge da brani letterari e poesie. Crea cicli di opere ispirate ad opere letterarie come La tempesta (Shakespeare), Il drago (Evgenij Schwarz), L’uomo Atlantico, L’amante della Cina del nord (Marguerite Duras), La storia infinita (Michael Ende), Donne che corrono con i lupi (Clarissa Pinkola Estés).

Per la sua arte utilizza materiali simbolicamente significativi oltre che naturali, quali argilla, sabbia, iuta, ferro, tela, ma anche materiali attuali come lastre di plexiglass e vernici a smalto. Ha esposto in mostre personali a Torino, Milano, Vercelli, Palermo, Roma, Brema. I suoi lavori si trovano in collezioni pubbliche e private.

Giorni e orari

La mostra d’arte contemporanea sarà inaugurata venerdì 22 marzo alle 18 nella Sala Cantinone, all’interno del palazzo della Provincia.

Le opere saranno visitabili nei giorni 22, 23, 24, e 29, 30 e 31 marzo, dalle 15 alle 20.

Uno stralcio della presentazione fatta dall’artista biellese Paola Zorsi

“La mostra di opere primitiviste inaugurata a Mosca nel 1909 da Natalie Gončiarova, allora cofondatrice del gruppo “La rosa azzurra”, suscitò un grande scandalo. Oggi una mostra come quella proposta da Paola Bisio, ispirata a simbologie femminili dalla preistoria, forse non susciterà lo stesso scalpore ma di certo farà riflettere. Per questa mostra Paola Bisio si è riferita a studi condotti dall’archeologa multidisciplinare lituana Marija Gimbutas su civiltà europee antiche ascrivibili ad un lasso di tempo che va dal 7000 al 3500 a.C. (con sconfinamenti nell’Età del Bronzo soprattutto in area mediterranea). Un periodo questo poco indagato dall’archeologia classica più interessata a ritrovamenti riconducibili a civiltà bellicose e gerarchiche. In questo caso i reperti degli insediamenti oggetto di studio della Gimbutas fanno pensare invece ad una civiltà pacifica, non marginale in quanto affermatasi per alcuni millenni, fondamentalmente egualitaria. Siamo di fronte cioè a quelle che vengono definite società matrilineari o matrifocali dai cui ritrovamenti, nonostante la centralità della figura femminile, non emergono particolari distinzioni di censo o di sesso.

A ondate successive questa antica civiltà europea sarà soggetta ad un processo di ibridazione dovuto alle incursioni di una differente cultura essenzialmente patriarcale, bellicosa, di matrice indoeuropea, sviluppatasi fino ai nostri giorni.

L’iconografia a cui fa riferimento Paola Bisio e la personale rielaborazione restituita attraverso le sue opere fanno da contraltare ad una banalizzazione, volgarizzazione, mercificazione del femminile che ancora caratterizzano una parte consistente del mondo contemporaneo. La testimonianza che in quelle culture covava un’intelligenza e sensibilità non inferiore a quella attuale è dunque restituita dall’artista attraverso composizioni del tutto originali. In queste troviamo accostati elementi figurativi, stilizzazioni caratterizzate da un alto grado di astrazione e generalizzazione fino ad arrivare ad una figurazione astratta come nel caso del motivo a scacchiera.

Mi piace pensare che le radici a cui fa riferimento Paola Bisio nel titolo di questa mostra oltre a fornire strumenti atti a colmare un vuoto si proiettino verso un futuro di maggiore emancipazione per il genere femminile e di conseguenza per l’umanità nel suo insieme”.

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