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Ma perché odiate tanto i giovani?

Odio. Viscerale, profondo, immotivato. Non parlo soltanto di quello scritto da un personaggio che da un po’ di anni ricerca un suo spazio vestendo, di volta in volta, un “Salvini da tweet” o uno “Sgarbi da capra”. Se non fosse che proprio questo giornale ne ha ospitato nel tempo gli sfoghi, meriterebbe solo una terapeutica indifferenza. Parlo invece di quanto si legge nei commenti, nei post, nelle chiacchiere da bar di una Biella che esiste sempre di meno, massona e bigotta, e che distilla un odio che merita di essere analizzato.

Odio. Viscerale, profondo, immotivato. Non parlo soltanto di quello scritto da un personaggio che da un po’ di anni ricerca un suo spazio vestendo, di volta in volta, un “Salvini da tweet” o uno “Sgarbi da capra”. Se non fosse che proprio questo giornale ne ha ospitato nel tempo gli sfoghi, meriterebbe solo una terapeutica indifferenza. Parlo invece di quanto si legge nei commenti, nei post, nelle chiacchiere da bar di una Biella che esiste sempre di meno, massona e bigotta, e che distilla un odio che merita di essere analizzato.

Odio. Viscerale, profondo, immotivato. Non parlo soltanto di quello scritto da un personaggio che da un po’ di anni ricerca un suo spazio vestendo, di volta in volta, un “Salvini da tweet” o uno “Sgarbi da capra”. Se non fosse che proprio questo giornale ne ha ospitato nel tempo gli sfoghi, meriterebbe solo una terapeutica indifferenza. Parlo invece di quanto si legge nei commenti, nei post, nelle chiacchiere da bar di una Biella che esiste sempre di meno, massona e bigotta, e che distilla un odio che merita di essere analizzato.

Questa provincia e questa città sono sempre più vecchie e sempre più chiuse, non solo nella propria mentalità ristretta, ma anche nelle loro dimore; biellesi nascosti dietro sontuose tende dalle quali sbirciano il mondo che va avanti là fuori.

I giovani, che venerdì hanno sfilato giocosi e felici per le strade di Biella, questi altri  biellesi li odiano. Odiano la loro età e  la loro giovinezza, i loro corpi e la spensieratezza che ancora li pervade. Quei giovani forse non si sono preoccupati della spazzatura che hanno generato ma come dargli torto, nemmeno quegli altri se ne sono mai preoccupati visti, per esempio, i metri cubi di monnezza dei quali la loro generazione ha riempito il nostro biellese (e che tutti stiamo pagando)!

Forse non si preoccupano, quei giovani, del futuro che non avranno perché quell’altra generazione, chiusa a guardarli dietro un vetro, una pensione ha deciso di non dargliela come, neanche, un vero diritto allo studio. Troveranno – se gli va molto bene – un lavoro precario, sottopagato o con un bel voucher grazie alle leggi che quell’altra generazione gli ha confezionato.

Cari biellesi, anch’io in effetti ho odiato e, quando avevo l’età di quei ragazzi, il mio odio si rivolgeva nei confronti delle generazioni precedenti, nei confronti di chi governava (e governa ancora) le nostre vite. Ho provato ad esprimerlo anche in piazza. Anche allora, più che parlare di quello che avevamo da dire, vi soffermavate sul “decoro perduto”. E così oggi, invece di ringraziare questi ragazzi  che esprimono così il loro desiderio di futuro, la loro gioia di essere vivi – probabilmente senza odiare nessuno – li condannate, li censurate, li  giudicate.

Ecco perché la loro manifestazione – che voleva solamente festeggiare la fine di una tappa della loro vita – si è trasformata nella migliore risposta al vostro livore e alle vostre polemiche, alle vostre invettive e al vostro piedistallo. Perché, ancora una volta, ha chiarito che è “una risata che vi seppellirà”!
Roberto Pietrobon

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