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Fondazione Cassa di risparmio, è iniziato il dopo Squillario

Anche se la data del 30 aprile 2015 non è dietro l’angolo alla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella si sono aperti i giochi per la successione a Luigi Squillario, non più rieleggibile dopo lo svolgimento di una serie di mandati. La corsa dunque è ancora lunga e irta di ostacoli ma nei corridoi della palazzina di via Garibaldi l’argomento è già di attualità, e d’altra parte non poteva non essere così vista l’importanza economica della Fondazione.

Anche se la data del 30 aprile 2015 non è dietro l’angolo alla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella si sono aperti i giochi per la successione a Luigi Squillario, non più rieleggibile dopo lo svolgimento di una serie di mandati. La corsa dunque è ancora lunga e irta di ostacoli ma nei corridoi della palazzina di via Garibaldi l’argomento è già di attualità, e d’altra parte non poteva non essere così vista l’importanza economica della Fondazione.

Anche se la data del 30 aprile 2015 non è dietro l’angolo alla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella si sono aperti i giochi per la successione a Luigi Squillario, non più rieleggibile dopo lo svolgimento di una serie di mandati. La corsa dunque è ancora lunga e irta di ostacoli ma nei corridoi della palazzina di via Garibaldi l’argomento è già di attualità, e d’altra parte non poteva non essere così vista l’importanza economica della Fondazione.

Innanzitutto il cammino per l’elezione del nuovo numero 1 è segnato da norme nazionali recentemente introdotte tra le quali vi è l’obbligo che il prossimo presidente sia scelto all’interno degli attuali organismi direttivi, Che nel caso di  Biella significa un consiglio di amministrazione formato da  sette persone oppure un organo di indirizzo composto da  15 membri in rappresentanza degli  enti locali (2 del comune di Biella e altrettanti della Provincia), delle associazioni economiche (2 della Camera di Commercio), della diocesi (altri due membri) e dell’Università/Politecnico di Torino (1 rappresentante) mentre i restanti sei sono scelti dallo stesso organo in completa autonomia. Sulla carta dunque il futuro presidente dovrebbe essere uno di questi 22.

Senonché a febbraio vanno in scadenza sei consiglieri, ovvero i rappresentanti di Camera di commercio, due “indipendenti” e i due sacerdoti. Esclusi quest’ultimi – la cui riconferma o meno è una decisione tutta interna alla diocesi – rimangono da effettuare quattro nomine, tra le quali ci potrebbe essere il futuro presidente. Una possibilità dunque per qualche politico – magari insoddisfatto della propria posizione –  per trovare nuova linfa vitale? Se in passato ciò è avvenuto, oggi questo non è più possibile. Le norme nazionali sulle Fondazioni prevedono infatti che politici e amministratori in carica non possano entrare a farvi parte, se non dopo che sia trascorso un anno  dall’ultimo incarico pubblico. Una condizione dunque che limiterebbe di molto, se non del tutto, la possibilità ad attuali (o ex deputati), presidenti, sindaci, consiglieri, di proporre la propria candidatura.

Preso atto dell’esistenza di questi paletti, la scelta sembra essere limitata agli attuali membri del consiglio, due o tre dei quali sono pronti al grande salto. Ma da qui ad aprile 2015 c’è ancora tanto tempo.

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