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Disoccupato si incatena davanti a Palazzo Oropa

Forse lavorare non basta per essere felici, ma di sicuro aiuta. Lo sa bene l’uomo che l’altro giorno ha scelto un modo plateale per manifestare tutta la propria rabbia, delusione e frustrazione di fronte all’impossibilità di trovare un’occupazione: incatenarsi davanti al municipio.

Forse lavorare non basta per essere felici, ma di sicuro aiuta. Lo sa bene l’uomo che l’altro giorno ha scelto un modo plateale per manifestare tutta la propria rabbia, delusione e frustrazione di fronte all’impossibilità di trovare un’occupazione: incatenarsi davanti al municipio.

Forse lavorare non basta per essere felici, ma di sicuro aiuta. Lo sa bene l’uomo che l’altro giorno ha scelto un modo plateale per manifestare tutta la propria rabbia, delusione e frustrazione di fronte all’impossibilità di trovare un’occupazione: incatenarsi davanti al municipio.

Il suo gesto, però, è passato quasi inosservato e proprio per sua volontà. Quando un fotografo si è avvicinato a lui, ad esempio, si è allontanato in fretta e furia. Nonostante tutto, infatti, non voleva attirare l’attenzione, non desiderava riflettori puntati, sperava solo di essere ascoltato. E così è stato.
Il sindaco di Biella, Marco Cavicchioli, lo ha infatti invitato nel proprio ufficio, dove l’uomo ha potuto spiegare la propria situazione durante un colloquio durato circa mezz’ora.

Una storia, la sua, simile a quella di tanti altri padri di famiglia che, all’improvviso, si ritrovano strangolati dalla crisi e senza uno stipendio. E non sanno più come tirare avanti.

«Questo signore – sottolinea Cavicchioli – voleva solo parlarmi dei propri problemi. Era tranquillo ed educatissimo. Ha mostrato un atteggiamento molto composto e pieno di dignità nonostante stia vivendo una situazione molto pesante. Le persone spesso pensano che, come sindaco, possa aiutarle a trovare un lavoro, ma purtroppo non è così. Non ci sono figli e figliastri. Quello che posso fare è renderle consapevoli di diritti e agevolazioni che talvolta ignorano e valutare cosa si possa fare insieme ai servizi sociali. Spesso chi è in difficoltà non ha idea dell’esistenza di alcuni meccanismi che possono attenuare il disagio, penso ad esempio alla possibilità di rateizzare».

Non tutti arrivano a incatenarsi, però episodi simili sono ogni giorno più frequenti.
«Per molte famiglie – continua Cavicchioli – diventa sempre più arduo sopravvivere, è evidente. Sono in aumento coloro che si rivolgono ai servizi sociali o alle parrocchie per avere una mano, anche solo attraverso la consegna di pacchi alimentari. Quando si presentano da me, cerco di essere disponibile con tutti. Penso sia doveroso, anche se poi ovviamente risolvere certi problemi non è così semplice».

L’unica soluzione reale, infatti, sarebbe l’uscita dalla crisi che attanaglia il nostro Paese ormai da troppi anni.
«Ci sono segnali positivi nel settore delle esportazioni – aggiunge a questo proposito Cavicchioli -, la mia speranza è che la ripresa dell’industria generi un processo virtuoso. A livello locale, inoltre, un piccolo aiuto potranno darlo alcuni importanti progetti che presto saranno avviati, come quello relativo a Palazzo Boglietti o, nel suo piccolo, lo stesso rifacimento di piazza Duomo. Interventi che contribuiranno a creare un po’ di lavoro».

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