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Chiudo il negozio e vado in Australia

Lo sfogo di una piccola commerciante delusa dalla sua attività: "Se va avanti così, chiudo tutto e me ne vado. Gli ultimi tre anni sono stati i peggiori della mia vita. Se potessi tornare indietro non ripeterei questa esperienza".

Lo sfogo di una piccola commerciante delusa dalla sua attività: “Se va avanti così, chiudo tutto e me ne vado. Gli ultimi tre anni sono stati i peggiori della mia vita. Se potessi tornare indietro non ripeterei questa esperienza”.

“Se va avanti così chiudo tutto e me ne vado in Australia. Gli ultimi tre anni sono stati i peggiori della mia vita”.

Non ne può proprio più Maela Argentero, 40 anni, titolare di una piccola attività a Cossato, “Il Fruttolo” in via dei Partigiani, e sbotta, ma il suo è uno sfogo insolito, forte di molte idee.

“Sono tanto delusa e se potessi tornare indietro non ripeterei questa esperienza lavorativa. Credo nella mia attività, un piccolo negozio di borgata, e la amo, ma non è sufficiente, perché manca fiducia fra le persone. Troppe vedono l’inganno dove invece c’è passione. Se offro un prodotto ad un prezzo più alto rispetto al supermercato, quasi tutte sono propense a pensare che le sto fregando, che voglio guadagnarci, non pensano che sto proponendo una qualità migliore. Basta davvero poco per far sopravvivere i servizi in borgata, per mantenerla viva: un negozio, un caffè.  Qui c’è da lavorare sulla mentalità della gente. Noi siamo una risorsa, rappresentiamo la comodità; siamo i negozietti delle dimenticanze dove, come spesso accade, i clienti arrivano anche in pantofole alle sette di sera perché a casa manca lo zucchero. E con questo non ci arricchiamo, semplicemente portiamo a casa anche noi la pagnotta. Se ci fosse collaborazione, non faremmo altro che darci una mano a vicenda”.

Le spese per mantenere il negozio sono tante. Maela è demoralizzata ma tenace, ha ancora molti anni da lavorare. “Da piccola sognavo New York, adesso inizio a sognare l’Australia; trovo allettante pensare a un Paese che mi vorrebbe aiutare per davvero. Qui gli aiuti sono solo belle parole. Per quanto amo quello che faccio, non penso di poterci campare fino a settant’anni. Ci sto mettendo l’anima e non mi sento ripagata moralmente, tanto meno economicamente. E’ mortificante. Non sento amore fra noi cittadini. Dobbiamo smetterla di lamentarci facendo riferimento solo e sempre al mondo politico; il cambiamento, il benessere nasce dai piccoli gesti, nasce da noi. Se io potessi lavorare meglio, e come ho spiegato basterebbe poco, invece di farmi aiutare da mia mamma Maria Teresa, in pensione, potrei assumere una persona e la vitalità riprenderebbe. A volte ho l’impressione di aver fatto un dispetto ad aprire. Avete mai fatto caso? Al supermercato sembra che tutto sia lecito, pur essendo il cliente solo un numero, mentre in borgata se ti sbagli a esaurire un prodotto, ti trovano da dire fin che campi. Comunque ci sono anche persone stupende, che ogni giorno si fermano a fare due parole e mi colmano di gioia. La prospettiva – conclude Maela – è di resistere. Mi auguro di poter sempre alzare la serranda”.

Anna Arietti

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