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Aereo più vecchio d’Italia nel Biellese

All'aeroporto di Cerrione il mitico "Caproncino", risalente al 1933.

Aereo più vecchio d’Italia, è questo il primato del velivolo che nei giorni scorsi si trovava all’aeroporto di Cerrione

In riparazione all’hangar della Air Support International

Una mattinata fredda che si apre nuvolosa, ma poi regala presto un sole invernale che riesce a sciogliere la foschia e appaiono le Alpi biellesi, ammantare di neve, che si stagliano in un cielo azzurro. Siamo davanti all’hangar della Air Support International, attiva dal 1995 all’aeroporto di Cerrione. Nell’officina, illuminata da ampie vetrate, entriamo in un luogo in cui, tra vari modelli recenti e “storici” di aeromobili in riparazione, campeggia il protagonista di questa storia: il più vecchio aeroplano italiano in condizioni di volo: un Caproni Ca 100 del 1933 costruito a Taliedo (Milano) con un lotto di 50.

Il mitico “Caproncino” a Cerrione per la messa a punto

«I tecnici lo hanno messo a punto – ci spiega il titolare, l’ingegner Adriano Perardi – e oggi faremo un volo di officina prima del suo trasferimento a Bresso». Appare in un angolo dell’officina, piccolino (Caproncino, fu ribattezzato), ma nello stesso tempo importante: un biplano sesquiplano rovescio, con l’ala inferiore più lunga della superiore, un brevetto inglese De Havilland. E’ in grigioverde e oltre alla matricola civile porta ancora la matricola militare, perché fu addestratore della Regia Aeronautica Italiana. Poco alla volta tutti gli altri aeroplani vengono spostati e si crea un corridoio per lui, che viene portato fuori a braccia. Anche il motore è originale: un Alfa Romeo Colombo S63 sei cilindri in linea da 135 cv. L’elica in legno a passo fisso.

Il velivolo è stato realizzato nel 1933

E’ un gioiello della collezione Gavazzi: un altro suo esemplare idrovolante è a Como, ma è più “giovane” di un anno. Mentre aspettiamo i piloti, Renato Cortelletti e Pietro Patriarca, l’ingegnere ci spiega che l’azienda era sorta nel 1984 e c’è una seconda filiale a Torino Caselle: «A Torino siamo indirizzati sulla manutenzione dei motori, qui sugli impianti e sull’avionica. Si fanno i controlli previsti dalla legge e nel caso del Caproni abbiamo provveduto a perdite di olio, serbatoio e messa a punto. Facciamo interventi di ogni tipo: qualche giorno fa siamo andati a recuperare un velivolo da turismo in un prato e l’abbiamo riportato qui con il camion. Era rimasto senza benzina».

Giaceva abbandonato e prendeva polvere in un hangar

Nel frattempo la squadra, formata da Alberto Bottone, Roberto Mancin, Franco Regazzi, Paolo Massaro, Manfred Brancaleoni, Roberto Rastello, Paolo Marchiori e Francesco Depiero, compie le ultime operazioni per il volo. Il pilota ufficiale del Ca 100, Renato Corteletti, ci racconta che quello di portare il biplano a Bresso è un regalo del dottor Gavazzi per i suoi 50 anni: «Mio padre lavorava come pilota per una società di lavoro aereo che si chiamava “Transavio”, all’aeroporto di Milano Bresso. Io ero poco più che un bambino e cominciavo a muovere i miei primi “passi” aeronautici trascorrendo le giornate in aeroporto. Questa società aveva acquistato il biplano e veniva utilizzato per realizzare scritte pubblicitarie con i fumogeni in cielo e successivamente per il traino di striscioni. Questo che faremo volare oggi (sabato scorso, ndr) giaceva abbandonato in un hangar coperto da una coltre di polvere con la tela delle ali bucata dal materiale che gli veniva posato sopra come fosse uno scaffale».

 

Fabrizio Dassano

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